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  • La Tuscia tra nuove crisi e antiche debolezze








    Uno studio del Censis sulla Provincia di Viterbo ha evidenziato che il territorio è stato solo marginalmente sfiorato dalla crisi mondiale in virtù dell'estrema frammentazione delle imprese. Resistono però problemi atavici come la scarsità di infrastrutture e la contrazione del mercato del lavoro. Promozione del territorio, investimenti di qualità e l'aeroporto di Viterbo potrebbero essere i volani del nuovo sviluppo.

    La provincia di Viterbo è solo sfiorata dalla crisi economica, ma non è esente da fattori di debolezza. Il risultato è emerso da uno studio del Censis che evidenzia come il territorio della Tuscia, formato perlopiù da micro imprese, si sia sottratto alla congiuntura economica mondiale dato lo scarso rapporto coi mercati esteri.

    Nonostante l'elevata densità imprenditoriale (11 imprese ogni 100 abitanti), il territorio sconta una ridotta capacità produttiva, che lo fa partecipare in maniera modesta alla formazione del Pil nazionale. Nel 2008 il Pil procapite, nella Tuscia, era 81,9 (numero indice Italia 100) e la ricchezza procapite di 21.526 euro, numeri che hanno collocato la provincia al 69° nella graduatoria nazionale. Entrambi i valori sono cresciuti, rileva il Censis, nonostante lo scenario economico non favorevole. La crisi invece si fa sentire sull'andamento del mercato del lavoro, nel calo dell'export e nell'accesso al credito, squilibri già emersi in passato. A fronte, infatti, di un trend positivo, nell'ultimo quinquennio, del PIL e della ricchezza procapite, il valore aggiunto prodotto nella provincia, è derivato per il 73,7% (70,5% a livello nazionale) dalle attività terziarie di tipo tradizionale e solo per il 19,2% dall'industria (27,0% a livello nazionale); il restante 7,1% spetta al settore agricolo, la cui incidenza, invece, è una delle più rilevanti rispetto al dato nazionale (2,1%) e di molto superiore alla media regionale (1,1%).

    Il mercato del lavoro dimostra una fragilità strutturale: dal 2004 la disoccupazione è in costante aumento, toccando nel 2008 il livello preoccupante del 10,1%. Un grosso divario, di ben 6 punti percentuali, si registra tra uomini e donne e la stessa disoccupazione giovanile al 27,4% supera la media nazionale attestata sul 21,3%. L'aumento del tasso di disoccupazione è attribuito dalla Provincia a due fattori preponderanti: da un lato la difficoltà per i lavoratori in mobilità di trovare una nuova collocazione, dall'altro un "effetto scoraggiamento" che ha indotto le fasce deboli - giovani, donne e lavoratori maturi - a uscire dal mercato del lavoro. Inoltre, l'insistenza su agricoltura ed edilizia quali fattori trainanti dell'economia della Tuscia insieme all'erogazione di servizi tradizionali, ha inciso negativamente sulle dinamiche economiche e sulla creazione di nuovi posti di lavoro.

    A ciò si aggiunge la crisi di lungo corso del distretto industriale di Civita Castellana, dove 40 aziende su 48 hanno fatto ricorso alla Cassa Integrazione per un totale di 1.200 lavoratori, a cui si aggiungono 300-400 lavoratori precari già licenziati e senza alcuna protezione sociale.
    Anche il dato relativo al tasso di attività dell'area (61,8% rispetto al 65,1% del Lazio e al 63,0% dell'Italia), conferma la debolezza del sistema occupazionale della Tuscia specialmente per la componente femminile, che presenta un valore di molto inferiore (40,8%) a quello maschile (70,1%).

    Altro elemento di criticità, conclude il Censis, è la scarsità di infrastrutture: nel 2007 il relativo indicatore attribuiva un valore di 71,3 che posiziona la provincia di Viterbo al 69° posto in Italia e al 16° nel Centro. Notizie positive vengono anche dal turismo, dai servizi alle imprese e dai servizi sociali e personali. E' di un certo interesse, inoltre, il fatto che una quota significativa di imprese abbia deciso, per far fronte alla congiuntura economica, di puntare sugli investimenti.
    L'Amministrazione Provinciale di Viterbo ha quindi deciso di porre in essere misure di breve e medio-lungo periodo onde poter fronteggiare la crisi e contemporaneamente dare un modello di sviluppo adeguato al territorio puntando su innovazione e qualità. Già nel Tavolo di concertazione tra Provincia e Camera di Commercio di dicembre 2008 era stato deciso uno stanziamento di 650 mila euro per i Consorzi FIDI, per dare modo alle aziende di bypassare le difficoltà di accesso al credito. Altra decisione importante la rimodulazione dei Programmi Operativi Regionali (POR) 2007-2013. In quest'ambito, particolare attenzione è stata riservata al Distretto della Ceramica di Civita Castellana che ha beneficiato di uno stanziamento regionale di complessivi 19 milioni di euro. La concorrenza dei mercati asiatici ha infatti messo in crisi il comparto che, per rinascere, ha bisogno di innovare i processi produttivi e valorizzare i prodotti in ambito internazionale. Per incentivare gli investimenti è stata predisposta una convenzione tra Provincia e Banche per interventi relativi alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria.
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