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  • Ocse: Investire sull'educazione č un affare, ma in Italia pochi laureati e il 55% degli iscritti abbandona gli studi
    Si universalizza l'educazione non obbligatoria e l'investimento su quella di alto livello ha ritorni economici alti (il doppio di quanto investito). Il grosso della spesa è affrontato dai singoli e dalle famiglie: in Italia circa 50 mila dollari.


    Si universalizza l'educazione non obbligatoria e l'investimento su quella di alto livello ha ritorni economici alti (il doppio di quanto investito). Il grosso della spesa è affrontato dai singoli e dalle famiglie: in Italia circa 50 mila dollari.

     L'educazione non obbligatoria si sta pressoché universalizzando nei 38 paesi coinvolti nell'indagine dell'Oecd (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulla educazione 'Education at a glance', pubblicata oggi, con un aumento molto importante di partecipazione all'educazione 'terziaria', ovvero quella universitaria.

    Seppure i dati contenuti nello studio risalgano al 2007, rendendo quindi impossibile capire come la crisi economica li abbia influenzati, l'indagine offre molti spunti di riflessione su come l'investimento sul capitale umano possa aiutare il recupero e il miglioramento dell'economia. Inoltre, in un periodo dove è difficile trovare lavoro e dove c'è più domanda che offerta, investire in un'educazione più approfondita può essere un buon affare: si acquisiscono migliori competenze per affrontare al meglio il mercato del lavoro non appena l'economia si riprenderà. Una strategia che però vale solo per i più fortunati economicamente, visto il costo elevato che i privati devono sostenere per i più alti livelli di educazione (vedi sotto).

    Come emerge dall'indagine, l'investimento sull'educazione di alto livello ha ritorni economici molto alti, che rappresentano in media il doppio di quanto investito (82.000 dollari su 40.000 investiti per gli uomini, e 52.000 contro 28.000 investiti per le donne). Ritorno economico che si manifesta anche sulla singola persona, con guadagni che posso arrivare nel caso di Usa e Italia a oltre 300.000 dollari nell'arco di una carriera. Inoltre, nonostante l'aumento considerevole di professionalità altamente qualificate, non si sta ancora assistendo a una diminuzione dei loro stipendi, come invece avvenuto in occasione dell'universalizzazione dell'educazione secondaria.

    Emerge anche che - nonostante ampi investimenti da parte dei governi sulle università - il grosso della spesa viene affrontato dai singoli e dalle loro famiglie: si stima una cifra sui 50.000 dollari per studente in Italia, Austria, Canada, Germania, Francia e Usa.

    In Italia la percentuale di laureati è ancora piuttosto bassa (il paese sta al sestultimo posto, con il 10% delle persone tra 55 e 64 anni e il 20% di quelli tra 25 e 34 anni che hanno una laurea). Ad ogni modo, il numero dei laureati segna un aumento considerevole (grazie alla riforma del 3+2, si va dal 20% al 35%), così anche - altra faccia della moneta - aumentano gli abbandoni: lascia gli studi il 55% degli iscritti, con l'Italia che guida la graduatoria degli abbandoni. L'influenza degli studenti internazionali in queste graduatorie rimane bassissima e del tutto marginale.


    Fonte: Ufficio Stampa Regione Lazio

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