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  • Il corpo delle donne: un'altra storia
    La famiglia è il luogo privilegiato dell’educazione, perno della formazione e della socializzazione degli individui. Essa rappresenta un luogo essenziale anche per l’educazione al rispetto del corpo proprio e altrui, purché ciò si traduca in un ascolto e non in una dittatura del corpo, che veda quest’ultimo ridotto a strumento, a involucro, a veicolo.

    leggi l'articolo della Presidente Lidia Borzì su www.piuvoce.net/newsite/articolo_opinionista.php


    Come evidenziato da San Paolo nella lettera ai Romani, riferendosi al rapporto tra la Chiesa e Cristo “in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri”.
    Così ogni componente della famiglia è parte di un unico ideale corpo in cui non ci si annulla, ma ci si arricchisce e rafforza reciprocamente; perciò ogni componente della  famiglia, che è una piccola Chiesa, è corresponsabile del benessere dell’altro.
    Pertanto, specialmente nel delicato rapporto tra madre e figlia devono essere veicolati modelli di comportamento corretti e salubri. Un’eccessiva enfasi sulla cura del corpo (o una troppo scarsa attenzione) può avere serie conseguenze, come quelle legate ai disturbi alimentari o all’adozione di stili di vita che inseguono il mito dell’eterna giovinezza e i dettami di una diffusa cultura edonistica e mercantile. In effetti, per la famiglia non è facile resistere alla pressione dei modelli esterni; in particolare è difficile contrastare le rappresentazioni del corpo femminile che ne danno la pubblicità, la televisione e i media in genere. Una rappresentazione spesso grottesca, volgare e umiliante, che ha conseguenze sociali, perché induce a credere che l’emancipazione femminile passi per la supremazia del corpo, che può essere esibito e venduto, secondo un’ottica consumista e sessista, che invece perpetua uno stato di inferiorità e subordinazione. La famiglia e l’intera comunità educante sono dunque chiamate a recuperare l’equilibrio in un’apparente follia, opponendo un contro-bilanciamento, non concedendo accettazione e affermazione sociale a tali comportamenti e promuovendo una cultura che privilegi la sostanza sulla forma e la trasmissione dei valori dell’unicità e dell’integrità di ogni persona umana. «Ogni uomo è unico – scriveva Hannah Arendt - e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità». A tal proposito, è auspicabile che si concretizzi la proposta di legge che impedisce gli interventi di chirurgia plastica su minorenni; ma un tale principio deve essere imposto per legge o appartenere al buon senso comune? Come sostiene Benedetto XVI nella Caritas in Veritate alcune pratiche collocano il corpo «fuori dall’autentico essere e dignità della persona».
    Ciò che va recuperato è il concetto cristiano di unione armoniosa tra il corpo e lo spirito. È ancora Papa Ratzinger a ricordare che lo sviluppo degli esseri umani deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale, perché la persona umana è un’«unità di anima e corpo». Se non si tiene conto di questo, si va alla deriva e si incontra la sofferenza. C’è una frase di Thomas Mann che lo rappresenta perfettamente: «E’ spiacevole e tormentoso – egli scriveva - quando il corpo vive e si dà importanza per conto suo, senza alcun legame con lo spirito».
    Se la famiglia ha dunque un ruolo fondamentale nell’educare al rispetto del corpo femminile, mi piacerebbe però che divenisse sempre più il luogo dove custodire la dignità e l’integrità della donna: non solo, quindi, un luogo che richiede dispendio di energie psico-fisiche, ma anche luogo in cui ci si rigenera e ci si prende cura della salute femminile, col contributo di tutti i componenti il nucleo familiare e di una rete di servizi efficiente. Infatti, la relazione tra donne e salute va letta anche alla luce dell’intreccio tra peso del lavoro di cura, esperienza della doppia presenza (lavoro produttivo e lavoro riproduttivo) e disparità di genere nella distribuzione delle risorse sia materiali che simboliche. Anche da questo punto di vista, nel rispetto delle esigenze di ciascuno, è auspicabile una maggiore condivisione dei compiti col marito e il coinvolgimento quotidiano di tutti i componenti il nucleo familiare nell’organizzazione domestica.
    Si ritiene pertanto indispensabile che, per il bene della comunità, si assuma come modello di riferimento la famiglia, capace di trasmettere valori solidi e di tutelare tutti i suoi componenti nell’unità di corpo e spirito.

    Lidia Borzì

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