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  • LAVORO: ACLI: SI' AD "AGGIORNAMENTO" STATUTO PER ESTENDERE TUTELE AI "NUOVI LAVORI"

    Il 40° anniversario dell'introduzione dello Statuto dei lavoratori

    Il presidente delle Acli ricorda D'Antona: «Non bisogna aver paura del riformismo»

    Roma, 20 maggio 2010 - «Un aggiornamento dello Statuto dei lavoratori a 40 anni dalla sua introduzione appare assolutamente necessario, anzi inderogabile. Purché si vada verso un allargamento delle tutele, non certo verso un loro ridimensionamento»
    .



    È quanto afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero per l'occasione del 40° anniversario dello Statuto dei lavoratori. «La legge 300 del 1970 rimane un punto di riferimento assolutamente fondamentale - spiega - ma vi è la necessità di un ampliamento dei diritti enunciati, che consenta di estendere le garanzie a tutti coloro (parasubordinati, lavoratori a termine..) che oggi ne sono esclusi». «L'esigenza di un cambiamento - continua Olivero - è resa ancora più urgente dalla situazione di crisi economica, ma è proprio nei tempi di crisi che occorre trovare il coraggio di cambiare»

    Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che ebbero una parte importante nell'elaborazione dello Statuto dei lavoratori, stanno portando avanti da mesi una petizione popolare per l'introduzione di uno nuovo "Statuto dei lavori". «La legge 300, quando venne applicata, non poteva prevedere le trasformazioni che hanno interessato il mondo del lavoro nell'ultimo decennio, con l'emersione di nuove forme di lavoro atipiche o parasubordinate. Si tratta allora di superare la spaccatura tra lavoratori tutelati e non tutelati attraverso l'adozione di un'unica disciplina dei contratti di lavoro, che garantisca per tutti una progressiva stabilità lavorativa, un'indennità generalizzata in caso di licenziamento, una pensione dignitosa, la possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro»

    Nella giornata in cui si ricorda anche la tragica uccisione, 11 anni fa, del giuslavorista Massimo D'Antona, il presidente delle Acli aggiunge: «Non bisogna aver paura del riformismo. Gino Giugni, Marco Biagi e Massimo D'Antona, ciascuno con approcci propri, furono tutti animati da questa volontà e da questo coraggio, che pagarono a caro prezzo. Ma oggi tutti gli siamo debitori».

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