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  • 18 nuovi asili pubblici nel Lazio. Lidia Borzě parla a Radio Vaticana a favore delle politiche per la famiglia

    “Un’iniziativa a sostegno della famiglia”. Intervista a Lidia Borzì sui diciotto nuovi asili nido pubblici costruiti in tutto il Lazio, per i quali la Regione ha appena stanziato 3 milioni e 900 mila euro.



    La Giunta regionale del Lazio stanzia 3 milioni e 900 mila euro per incrementare il sistema degli asili. Sono già diciotto i nuovi asili nido pubblici: cinque nella Capitale, di cui due già in funzione, come quelli aziendali dell’Inps, all’Eur, e del ministero della Salute. Tredici nelle altre province del Lazio, alcuni dei quali costruiti in paesi finora privi di nidi pubblici, come Cittaducale, Fonte Nuova, Monte San Giovanni Campano, Palombara Sabina, Ronciglione, Santi Cosma e Damiano e Valmontone. “Gli asili nido familiari o aziendali” sostiene la Presidente di Acli del Lazio Lidia Borzì parlando ai microfoni di Radio Vaticana “consentono di abbattere le spese di tante famiglie, soprattutto di quelle che non si trovano nelle condizioni economiche per poter ricorrere a un nido privato, e di essere più radicati nel territorio, di essere più vicini là dove ci sono i bisogni”.

    L’iniziativa sugli asili nido pubblici mira a promuovere l'occupazione femminile, a contribuire all'incremento dei servizi di assistenza familiare, nonché ad abbattere le liste di attesa per l'accesso ai servizi per l'infanzia. “Il fare famiglia” secondo Lidia Borzì “è molto spesso frenato dalle problematicità legate al lavoro, spesso precario: dai recenti dati Istat emerge una situazione piuttosto preoccupante, che evidenzia una generalizzata mancanza di lavoro, ma anche mancanza di adeguate misure di conciliazione fra i tempi di lavoro e i tempi per la famiglia. È importante, dunque, andare verso una politica differenziata, in modo che la famiglia possa scegliere, perché questi servizi svolgono un ruolo primario nell’educazione dei bambini”.

    Questa sperimentazione in corso dei nidi familiari e dei nidi aziendali si colloca infatti, per Lidia Borzì, proprio “in una dimensione educativa della cura dei bambini, perché il problema non può essere solo quello di parcheggiare i bambini durante le ore di lavoro. Si tratta invece di una scelta strategica importante: quella di poter decidere dove sistemare i propri figli”.

    Interessanti anche le forme alternative all’asilo nido comunale, come ad esempio i “Campanidi”, gli asili nido convenzionati all'interno di molte comunità parrocchiali che saranno aperti a breve nella Capitale. “Anche questa è un’esperienza – dice la Borzì – che mira molto a sottolineare la forte valenza educativa del luogo dove vengono lasciati i bambini durante le ore del lavoro”.  

    “A questo proposito – continua – le Acli sono impegnate in prima linea in un’esperienza che è molto collegata con i “Campanidi”: abbiamo messo in campo da qualche anno i Punto Famiglia. Sono dei luoghi di protagonismo delle famiglie, dove possono nascere e stanno nascendo spazi per l’educazione alla genitorialità ma anche spazi per i bambini. I Punto Famiglia oggi in Italia sono un centinaio, nel Lazio sono 5 già avviati. Ognuno ha una specificità, una vocazione, anche rispetto al territorio in cui opera, però tutti hanno un unico denominatore: orientamento, accoglienza, empowerment delle famiglie e sostegno nell’individuazione dei servizi più idonei di cui la famiglia ha bisogno”. La situazione più drammatica in cui si trovano le famiglie quotidianamente è spesso la povertà di risorse economiche. “In una famiglia in cui due coniugi sono precari, o lo è uno dei due” afferma la Borzì “basta un asilo nido a 600 euro al mese – che non è poco – perché una famiglia si trovi in una situazione di indigenza. Mi sembra che sia quasi anticostituzionale che una famiglia debba essere penalizzata nel non avere o nell’avere pochissime possibilità di accesso negli asili”.

    In questo senso allora Lidia Borzì assicura che anche le Acli “si impegneranno a investire per la famiglia, dotandosi di misure idonee a supportarla nella difficile partita della conciliazione tra i tempi del lavoro e i tempi della famiglia”.

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