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  • Nuova Social Card estesa a tutti i poveri. La proposta delle Acli in un piano triennale contro la povertà
    Durante il convegno "La povertà oltre la crisi" le Acli propongono alla presenza del ministro Sacconi un piano triennale contro la povertà. Il presidente delle Acli Olivero fa leva sul concetto di "universalismo": con la Nuova Social Card benefici estesi a strati più ampi della popolazione.


    «Siete disponibili a lavorare ad un piano bipartisan per combattere la povertà assoluta?», questa è stata la domanda-appello che il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero ha posto ai politici intervenuti a Roma il 22 febbraio scorso in occasione del convegno “La povertà oltre la crisi”. L'anno europeo appena trascorso, dedicato proprio alla lotta alla povertà e all'esclusione sociale, ha visto le Acli fortemente impegnate nel promuovere azioni, un pensiero condiviso e una proposta politica volta a prevenire e a combattere le situazioni di povertà, impoverimento ed esclusione sociale.

    Il convegno, realizzato nell'ambito del progetto "CircolAzione - Informazioni e reti per l’inclusione sociale degli immigrati", è stato l’occasione per la presentazione di un piano nazionale delle Acli contro la povertà, teso alla creazione di un “primo livello essenziale” di beni e servizi a cui tutta la popolazione ha diritto di accedere. «La vecchia social card non ci soddisfaceva», ha affermato il presidente nazionale. Parte così l’idea di una nuova social card delineata nel Piano Nazionale contro la povertà redatto per le Acli da un gruppo di ricercatori, tecnici, studiosi, docenti universitari coordinati da Cristiano Gori, docente di politiche sociali alla Cattolica di Milano. La proposta, contenuta in un libro edito da Carocci, è stata illustrata alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi. Una prima occasione per valutare le reazioni della politica e del governo.

    Si parte dall'infrastruttura esistente della Carta Acquisti - introdotta dal Governo nel 2008 - correggendola e potenziandola fino a trasformarla nella Nuova Social Card. Il progetto mira a cambiare radicalmente l’intervento pubblico sulla povertà assoluta partendo dall’esistente, prendendo “il meglio” dell’attuale social card, “valorizzandone i punti di forza e agendo su quelli di debolezza”, fino a tratteggiare un sistema capace di realizzare il più incisivo intervento nel settore mai portato a termine nel nostro paese. L’impianto studiato promette di garantire un supporto a quel 4,7% delle famiglie italiane colpite dalla povertà assoluta, raggiungendo anche le persone escluse di diritto o di fatto dall’attuale sistema: gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per lungo soggiornanti, i senza dimora, tutte le famiglie povere indipendentemente dall’età dei loro componenti.
     
    L’importo medio passerà da 40 a 129 euro mensili, ma sarà più elevato per le famiglie in condizioni di maggiore povertà. L’importo e la soglia di accesso varieranno in base al costo della vita nel territorio di residenza e al trasferimento monetario si accompagneranno i servizi alla persona. Non solo diritti però, ma anche doveri per chi usufruirà del nuovo sistema, ad iniziare dalla formazione professionale e dall’obbligo di accettare ogni proposta di lavoro ragionevole. Crescerà in questo senso il ruolo del terzo settore, con l’alleanza comuni-soggetti sociali per rintracciare le famiglie e sviluppare programmi del Welfare locale, magari dividendosi i compiti di erogazione, monitoraggio e verifica dei servizi.

    Per finanziarlo servono 787 milioni di euro addizionali in ognuno dei tre anni: a regime si arriva a 2,36 miliardi annui. Gli stanziamenti saranno trovati recuperando risorse da altre voci del bilancio pubblico. L'Italia è l'unico Paese dell'Europa a 15, con la Grecia, a non avere una misura generalizzata di contrasto alla povertà. Il Piano costituirebbe la più incisiva riforma a favore delle famiglie in povertà della nostra storia, con un incremento di reddito del 18% e la possibilità di ricevere servizi alla persona.
     
    L’appello lanciato con la proposta del Piano è rivolta a tutta la politica, perché “un piano a favore della parte più debole della società, che ha il consenso dei tecnici, accompagna i doveri ai diritti ed è costruito in modo da richiedere al bilancio pubblico un impegno agevolmente sostenibile, costituisce un terreno ideale per un accordo capace di andare oltre le rispettive appartenenze”.
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