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  • Lavoro «scomposto» e precario: i dati dell'Iref presentati a Castel Gandolfo

    Disponibili a lavorare ma sfiduciati rispetto alla possibilità di ottenere un'occupazione. Sono un milione e mezzo di individui nel nostro Paese, secondo la ricerca dell'Iref presentata dalle Acli a Castel Gandolfo durante il 44° Incontro nazionale di studi dedicato al tema del 'Lavoro scomposto'.



    C'era una volta il lavoro "composto", quello che qualche anno fa ha messo una s davanti (a indicare il contrario del significato originale), ed è diventato scomposto. "Lavoro scomposto" (Verso una nuova civiltà dei diritti, della solidarietà e della partecipazione) è stato proprio il titolo del 44° Incontro nazionale di studi delle Acli, tenutosi quest’anno a Castel Gandolfo, dal 1° al 4 settembre.

    Nei luoghi in cui esattamente trent’anni fa Giovanni Paolo II firmò l’enciclica “Laborem exercens”, pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa, le Acli hanno riflettuto sui «poderosi cambiamenti» che negli ultimi decenni «hanno reso irriconoscibile il panorama del lavoro e delle sue rappresentazioni sociali, della produzione e del consumo». Il lavoro è “scomposto”, secondo le Acli, perché «fatica a ritrovare il suo significato, personale e sociale», tra precarizzazione dei percorsi lavorativi, moltiplicazione delle condizioni giuridico-contrattuali, perdita di valore dell’economia reale, immaterialità dei prodotti e dei capitali, individualizzazione dell’esperienza.  

    «Ma se si scompone il lavoro, è la persona che rischia la sua integrità. E’ la società che vede disfarsi la sua rete solidale e partecipativa». Un rischio «che non è però un esito inevitabile». Le Acli fanno riferimento alla “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI, prima enciclica sociale del nuovo secolo, e riconoscono nella “civilizzazione dell’economia”, a partire dai problemi del lavoro e dei lavoratori, «l’asse valoriale e spirituale» intorno al quale costruire «una nuova visione di società, aperta e solidale».  
    Nei 4 giorni del convegno si sono alternati i rappresentanti del mondo accademico, ecclesiale, sociale, sindacale e politico. Tra questi il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti; il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni; il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, il cardinale segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone.

    Ad aprire i lavori sono state la relazione del presidente delle Acli Andrea Olivero nell’ambito della sessione introduttiva sul tema “Il lavoro e il suo orizzonte di senso”. Nella giornata di apertura sono stati diffusi, inoltre, i risultati della ricerca dell’Iref sul “lavoro scomposto”. L’istituto di ricerca delle Acli ha confrontato e rielaborato i dati provenienti da diverse fonti ufficiali (Istat, Inps, Eurostat, Oecd, EuroFound) per mostrare limiti vecchi e nuovi del mercato del lavoro italiano.
     
    La proposta avanzata delle Acli sulla tipologia di contratto «prevalente a tempo indeterminato» riguarda, come ha affermato il presidente Olivero, “la possibilità di andare verso una riduzione della precarietà del lavoro attraverso un contratto nuovo, che sia a tempo indeterminato ma contempli la possibilità di licenziamento nei primi tre anni”.
     
    La sfida delle Acli è ricostruire il significato profondo del lavoro per le persone, la società e anche per l’economia, perché “solo un’economia con al centro il lavoro può essere un’economia buona per l’uomo”.
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