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  • Documento della Presidenza Nazionale delle Acli sul Lavoro



    Quasi un milione di occupati in meno sotto i 35 anni: un segnale preoccupante anche per la sostenibilità del welfare.
     
    IL PARLAMENTO DIA LA FIDUCIA A MONTI, MONTI DIA FIDUCIA AI GIOVANI
     UN TAVOLO SULL’OCCUPAZIONE, I CONTRATTI, LE TUTELE         
    E L’IMPRENDITORIALITA’ DEI GIOVANI.
     
    Un’Europa più lungimirante
     
    L’approvazione con voto di fiducia della riforma del mercato del lavoro risponde al delicato momento di crisi economica internazionale e alla consapevolezza che possa e debba essere determinante per gli esiti della crisi il Consiglio Europeo dei prossimi giorni. Nonostante quest'urgenza debba rappresentare un'eccezione, Il ruolo di grande autorevolezza che il Presidente del Consiglio Mario Monti ha svolto in Europa deve essere sostenuto proprio perché lì, nel coraggio, nel senso di responsabilità e di collaborazione dei governi europei si giocano ora le possibilità di tracciare un progetto civile di grande respiro e di combattere chi specula sulla pelle dei risparmiatori, dei lavoratori e dei più deboli.
    Un forte accordo in questi giorni può e deve condurre ad aumentare la vigilanza sulle attività finanziarie e avviare una discussione sulla messa al bando dei derivati nell'area Euro, e far procedere verso un’unione fiscale e doganale a livello comunitario. Occorre partire da qui per perseguire un mercato globale meno squilibrato nel quale anche l'Europa come fanno Stati Uniti e BRICS decida quali produzioni considera strategiche per il futuro, e creare dei meccanismi virtuosi a favore del lavoro decente in tutto il pianeta. Solo chi rispetta i diritti dei lavoratori e dell'ambiente troverà il mercato europeo aperto.
     
    La riforma
     
    L’iniziativa intrapresa dal Governo ha avuto il merito di rimettere a tema una grave lacuna. La mancata riforma del mercato del lavoro negli anni passati ha avuto come prima e immediata conseguenza il fatto che i primi a pagare le ricadute negative della crisi siano stati i soggetti più deboli: i giovani, i lavoratori con contratti a scarse o nulle tutele, molte neomamme parasubordinate e non solo, i diversamente abili, gli immigrati, i lavoratori svantaggiati. Sono stati i primi espulsi dal mercato e spesso senza adeguati ammortizzatori sociali. Nonostante l'introduzione degli ammortizzatori in deroga sono ancora quasi due milioni i lavoratori dipendenti o parasubordinati esclusi da qualunque forma di tutela. La crisi poi ha spostato migliaia di posti di lavoro da contratti tutelati a contratti meno tutelati. Le partite IVA involontarie si presume siano 300 mila e 500 mila si presume siano le co pro nella medesima situazione.
    La riforma del mercato del lavoro del Governo presenta aspetti innovativi che possono essere di aiuto all’occupazione, come in particolare il potenziamento del ruolo dell’apprendistato, ma lascia ancora scoperti, o solo parzialmente considerati, molti temi importanti come la necessità di un contratto unico d’ingresso a tutele progressive per chi non può usufruire dell’apprendistato, la necessità di ammortizzatori sociali veramente universali, consistenti e per tutti, l’attesa di provvedimenti sui lavoratori che attendevano di legare ammortizzatori e pensione – tristemente chiamati “esodati” -. Anche su quest’aspetto occorre dare risposte a tutti i lavoratori interessati, anche a quelli difficili da contare, e prevedere un intervento di carattere permanente nel futuro, che vada oltre i pur utili sforzi per la riqualificazione che, in molti casi, per i più anziani, rischia di non avere senso. Inoltre andrebbe rivisto l'innalzamento dell'età pensionabile per alcune categorie (avviati precocemente al lavoro e lavori usuranti), riportandola a età umanamente più sostenibili. Ben venga quindi l’azione di monitoraggio proposta dal ministro Fornero e il ritorno al confronto su molti punti.
    Soprattutto auspichiamo che il Governo eserciti effettivamente e nei tempi previsti la delega sulla riforma dei servizi per il lavoro. Infatti, va definito un quadro ampio d’interventi a favore della persona, del suo inserimento e reinserimento professionale, partendo dal ruolo strategico della formazione e da un maggiore e meno tardivo incontro tra scuola e lavoro. Ci deve essere un forte investimento in politiche attive per il lavoro, che colleghino sostegno al reddito e percorsi di riqualificazione, ricollocamento e inclusione sociale. Per farlo occorrono maggiore coinvolgimento e riconoscimento del ruolo che possono svolgere nell’ambito dei servizi per il lavoro le organizzazioni no profit che già da tempo operano con competenza nel settore.
    Si dovrebbe anche tornare su alcuni aspetti che rendono non semplici o peggiori alcune situazioni, tra le quali l’aggravante anche per le vere partite iva di un'aliquota contributiva esagerata e i maggiori costi dei contributi previdenziali a carico dei collaboratori a progetto, che rischiano così di vedersi ulteriormente diminuite retribuzioni spesso già basse. Meglio sarebbe elevare la parte di contribuzione sociale – aspi, maternità, malattia – che almeno aumenterebbe immediatamente le tutele per i lavoratori.
    Infine occorre provvedere immediatamente affinché la Pubblica Amministrazione, che per prima dovrebbe dare l’esempio, sia vincolata per legge a una sorta di Responsabilità Sociale, con pene rilevanti e responsabilità per chi amministra, a non creare nel suo indotto una concorrenza giocata sulla precarietà e a saldare regolarmente i propri fornitori (dando esito immediato alla direttiva europea che impone l'applicazione immediata degli interessi di mora sui ritardi dei pagamenti).
     
    Un tavolo sull’occupazione, le tutele e l’imprenditorialità dei giovani per un piano sull’occupazione giovanile
     
    E' una fase sempre più difficile. In particolare spicca tra i tanti un dato: quasi un milione di occupati in meno sotto i 35 anni. E’ un segnale preoccupante anche per la sostenibilità del welfare. Si riparta subito, coinvolgendo tra le parti sociali anche le rappresentanze del terzo settore e delle associazioni dei giovani, con un tavolo sull’occupazione, i contratti, le tutele e l’imprenditorialità dei giovani, per far loro incontrare prima e meglio il mondo del lavoro, a partire da quanto produrrà l’apprendistato, dalla centralità della formazione e delle politiche attive per il lavoro e da uno statuto dei lavoratori autonomi. Si proceda in tal modo a costruire insieme un piano sull’occupazione giovanile.
    A questo tavolo deve sedere anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, perché per ogni giovane sotto i 25 anni disoccupato sono 2 quelli che né studiano né lavorano né cercano lavoro, per cui il tema dell’occupazione giovanile parte anche dalla Scuola e da un suo maggiore intreccio con il mondo del lavoro.
    Inoltre va coinvolto il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, perché i provvedimenti sullo sviluppo, importanti per molti aspetti, devono dar luogo a nuova imprenditorialità giovanile, della quale spesso, ma non solo, il mondo del terzo settore e della cooperazione sociale è valido incubatore.
    Sarebbe in particolare da verificare la possibilità di valorizzare in questa direzione quella parte di patrimonio immobiliare pubblico, di Stato ed Enti Locali, considerato dagli interventi previsti per lo favorire lo sviluppo, che difficilmente si può ritenere di vendere completamente, mentre potrebbe, in molti casi, meglio essere utilizzato dandolo in comodato o locazione in forma agevolata per sostenere nuova imprenditorialità o nuove attività di aziende che assumano giovani.
     
    Il lavoro è il malato grave della crisi, ma è anche la forza di ogni comunità, da lì, dalla sua unità, dalla capacità di dialogo sociale e di concertazione per affrontare insieme la crisi si può cercare di sortirne affrontando e non nascondendo i problemi e i nodi critici.
    C’è sempre meno possibilità di spesa pubblica e privata, se vogliamo rilanciare sviluppo e occupazione possiamo solo lavorare su una spesa migliore, su una capacità complessiva del sistema Paese di rinnovarsi e di innovare insieme. Non mancano talenti e buone notizie da coltivare come l’export in crescita di alcuni settori, le energie rinnovabili e la green economy, le stesse politiche sociali attive e partecipate possono trovare nel terzo settore e nel suo rapporto maturo con gli enti locali un volano di crescita occupazionale.
    La crescita dell’innovazione, accompagnata da una forte e permanente qualificazione della forza lavoro e dalla ricerca, insieme alle misure per difendere e far crescere l’occupazione, specialmente quella giovanile, devono essere temi portanti di un rinnovato dialogo con le forze sociali, che riprenda anche in mano gli aspetti della riforma sui quali si deve tornare.
    Le ACLI e il mondo del terzo settore rappresentano, con tante esperienze di nuova occupazione e solidarietà sui territori, un interlocutore pronto a fare la sua parte per ridare fiducia al Paese e a un'Europa che può e deve ancora essere grande protagonista di uno sviluppo che scommetta sulla qualità della produzione, ma prima ancora del lavoro e della vita.
     
     
    Approvato dalla Presidenza Nazionale il 27 giugno 2012
     
     
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