PROVINCE
Associazioni e servizi
patronato banner
facebook

bvenecomune

bvenecomune

bvenecomune
Home | Notizie Principali | News | UNA CHIESA POVERA PER I POVERI   
  • UNA CHIESA POVERA PER I POVERI


    "Una chiesa povera per i poveri" è il tema del prossimo convegno rituale di Camaldoli che si terrà tra il 25 e 27 ottobre.
    A seguire la traccia meditata da Stefano Corsi, responsabile di presidenza Acli lazio alla Funzione di Vita Cristiana a seguito dell'incontro  preparatorio che si è tenuto presso le Acli di Bologna il 24 giugno.
    Il testo in base alle letture proposte vuole essere una riflessione sul tema della Povertà nella sua complessità.
     
     
    UNA CHIESA POVERA PER I POVERI.
     
    UNA TRACCIA MEDITATA
     
     
    Presso le Acli di Bologna il 24 us si  tenuto l'incontro preparatorio al Convegno rituale di Camaldoli sulla formazione degli aclisti nella spiritualità promossa dalle Acli Lombarde in sinergia e nell'alveo delle Acli nazionali Funzione Vita Cristiana con l'organizzazione in loco delle Acli di Arezzo. L'appuntamento presso i Camaldolesi si terrà dal 25 al 27 ottobre ed avrà quest'anno un tema impegnativo, complesso e totalizzante PER UNA CHIESA POVERI PER I POVERI. Come Resp.le per la Vita Cristiana per le Acli del Lazio ho avuto modo di ascoltare l'approccio metodologico, il supporto di magistero, biblico che si vuole sollevare per impostare l'argomento e sopratutto l'obbiettivo sui territori come accrescimento dell'anelito e del fervore degli aclisti che si intende ottenere. O sarà collettivo nei riflessi o non sarà; questo è il percorso che è stato condiviso dalla maggioranza delle regioni e provincie rappresentante perchè diventi un fatto e formazione nello spirito santo non da conservare gelosamente per sè stessi; un modo per rafforzare il senso di appartenenza  nella peculiarità del fatto che le Acli sono una realtà ecclesiale nata per servire i poveri col carisma dei laici nell'interpretazione dell'azione sociale di Leone XIII che si fa programma nel mondo e per il mondo con il Concilio. L'azione pre-sindacale le conservano una unicità nella formazione umana, sociale nel riconoscimento dei diritti della persona ma sopratutto diritti sociali di chi lavora.  Partire da cosa è la povertà? chi è povero? se la povertà è uno stato o una condizione materiale? elemosina od ordine sociale volto realizzare una sostanziale eguaglianza? Partire dal popolo per arrivare al singolo o viceversa? Avere attenzione ai poveri è sufficiente o condizione minima? Si può amare i poveri senza averne misericordia? Cos'è è la misericordia? Cosa ci si aspetta dagli aclisti e dalle Acli verso i poveri? Cosa sono provvidenzialmente le Acli? Qual'è è se c'è un mandato dall'alto il compito di ogni comitato e livello? L'incarnazione della misericordia da parte della Chiesa nel suo Vicario come primo degli apostoli quale deve essere? Esiste una strategia della misericordia come approccio teologico e di magistero? Le scritture e i passi suggeriti vanno nella direzione di una spiritualità della misericordia che si fa organicamente teologia?
    Ho avuto modo di suggerire i possibili effetti della misericordia che è la più efficace delle strategie politiche perchè  è dialogo, confronto, coesione sociale tra ceti sociali, politici ed economici, inclusione, cittadinanza attiva, progettazione del futuro, innesco di un welfare di solidarietà virtuoso. Partire quindi dall'essere poveri come non sentirsi autosufficienti a se' stessi, rinunziare a sè stessi, riconoscendo i propri peccati; di sfondo c'è la netta distinzione tra colpa e peccato e sopratutto tra errore ed errante. Questa è stata la grande rivelazione alla luce dello spirito del concilio che induce alla misericordia ossia nell'avere fermezza nel condannare il comportamento ma nell'assumere indulgenza assoluto verso colui che la commette; il diniego ad ogni processo sommario, ad ogni gogna, ad ogni pena capitale solo così si arriva a Dio ossia a colui il quale non giudica ma guarda il cuore; non si sofferma alle apparenze; ci ama per ciò che siamo non per ciò che rappresentiamo nella società . Chi sono i novelli reietti di oggi: i precari, i cassintegrati, gli anziani, le prostitute, i malati, gli anziani, gli immigrati; tutti coloro che incarnano le nuove ed eterne minoranze. Alla luce di questa nuova teologia della misericordia che va all'errante; si innalza dinanzi a noi una nuova felicità; non ci sono scelte che conducono al peccato ma che danno maggiore o minore felicità in un solco di vera libertà. La laicità come capacità di parlare con tutti; di non ergersi superiori perchè quel Cristo che conquistava chiunque gli si avvicinava non lo faceva imponendo verità o dissertando teorie o filosofie ma convinceva coll'esempio nell'amore. Il tema della povertà ripercorrendo il Concilio, in parte disatteso sui temi della laicità , della collegialità dei vescovi, del primato di Pietro punta a riscoprire le lingue di fuoco ossia innescare una universalità nel popolo e nella chiesa che sia provocazione dello Spirito santo; l'universalità e la collegialità non indeboliscono ma tendono a rafforzare il ministero Petrino; l'esperienza delle dimissioni di Benedetto XVI lo testimoniano nell'assenza, nell'isolamento di sostegno del popolo nella componente episcopale. Una chiesa aperta, un popolo dialogante che convince senza imporre. Dio è laico; l'amore è ontologicamente laico; non c'è senso religioso profondo più della laicità; guardare il cuore solo il cuore. La natura cristiana delle Acli la rendono forte perchè essa ha sempre sperimentato nella aconfessionalità del cuore l'universalità in parte disattesa di chi non domanda all'altro chi rappresenta nella società, la fede religiosa,  l'idea politica, la condizione economica od altro ma tende la mano ed accoglie nella rimozione degli ostacoli possibili con iniziative specifiche o  sottraendolo con  la competenza tecnica dei servizi agli azzeccagarbugli del nostro tempo che sul piano burocratico attanagliano il povero.
    O si vede nel povero Cristo incarnato o indirettamente lo si serve laicamente nelle opere ciò è indifferente; l'importante è passare dallo spirito religioso alla religione; non sempre infatti quando c’è religione c'è spirito religioso nell'ottica di uomini innamorati  e non di "sepolcri imbiancati". In un ottica di sinergia e di interdisciplinarietà la Vita Cristiana conduce al riconoscimento di un'autentica Cittadinanza come persone; si fa Formazione che tende a permeare ogni anelito nel muovere pressione sui temi delle politiche del  Lavoro, dell'immigrazione come inclusione sociale e sostegno reale nei servizi innescando un modello di Welfare solidaristico nell’economia sociale di mercato..
    In termini biblici si è sottoposto un percorso di letture che partono dalla Genesi 1,26-2,4 in cui Dio crea l'uomo ad immagine e somiglianza; pensa una discendenza; prevede l'incarnazione come gesto sommo di amore fino a concretizzarsi con la donazione all'uomo del creato. L'etimologia della parola povertà è "colui che genera poco"; avrebbe Dio potuto gelosamente non svelare il suo potere nell'amore della Creazione o nel non amare l'uomo; ma come colui che fa crescere ed ama davvero non impone nulla all'uomo anzi lo fa creatura nel senso che non  lo subordina ad esso ma condivide con esso tutto; l'uomo diventa attore nella storia. L'amore di Dio è sublime delle arti politiche nella libertà; lui fonte primaria della libertà; l'uomo può seguirlo o meno ciò non costituisce peccato ma è una questione di felicità. Ci sono uomini che ricevuta la grazia di Dio nella storia biblica che si ergono esecutori del povero altri che temono e sono pieni di stupore per i doni ricevuti e attraverso cui Dio opera in loro; Mosè non si ritiene capace di parlare, Isaia si considera impuro (Is 6,5), Geremia pensa di essere troppo giovane per avere parole credibili (Ger 1,6).
    Clemente di Alessandria ci ricorda che Dio ama per primo; giacchè quanto più uno ama Dio tanto più egli si avvicina a Dio.
    Lo spirito Santo produce miracoli; si sovrappone all'anima dell'uomo tanto in Isaia 61, 1-3 leggiamo:" Lo spirito del Signore è su di me; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri; a fasciare le piaghe dei cuori spezzati; a proclamare la libertà degli schiavi; la scarcerazione dei prigionieri". L'uomo che sceglie Dio che infonde la sua anima è capace di questo; esso colma la ns povertà.
    Altro aspetto ci dice che la presenza dei poveri è segno di mancanza di giustizia e della fraternità; si passa all'analisi socio-politica; dall'analitico al generale. L'uomo è ingiusto quando usa male la libertà; quando non si umilia ma si innalza e ciò lo concretizza col desiderio "non desidererai la moglie del tuo prossimo; non bramerai la casa del tuo prossimo, nè il suo campo, nè il suo schiavo, nè la sua schiava, nè il suo bue, nè il suo asino, nè alcuna cosa appartenga al tuo prossimo" (Dt 5,21). I poveri di cui nessun governante  si occupa sono i figli prediletti di Dio.  Ancora il Dt 24,10-22 insiste su colui che ha potere sull'altro: " gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perchè egli è povero e a quello aspira. Non lederai il diritto allo straniero e dell'orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova. Ricordati che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore, tuo Dio; perciò ti comando di fare questo". La legislazione di Istraele ci dice che il povero non può non essere trattato come una persona che non ha diritti; ciò  non fa venire meno il suo diritto ad una vita dignitosa.
    Da Gregorio di Nazianzo si riporta: " tutti sono degni di compassione e guardano alle nostre mani allo stesso modo con cui noi guardiamo a quelle di Dio quando abbiamo bisogno di qualche cosa; è quanti fra loro soffrono dopo avere esperimentato la prosperità sono degni di compassione più di coloro che sono abituati alle calamità ". Geremia ci dice: " guai a chi fa lavorare il prossimo per niente senza dargli salario". La scrittura ci riporta due tipi di poveri;  quindi una ricchezza giusta ed una ingiusta. Quella giusta è quella che viene dal proprio lavoro e dall'essere fedeli all'alleanza. L'accumulo ingiusto, l'ostentazione della ricchezza o del privilegio che si fa oppressione rivela la paura della morte; si consolida la fatua persuasione che in questo modo si possa comprare anche la vita.  Mt 11,29 dice: " prendete esempio da me che sono mite ed umile di cuore " Gesù non ha autorità per dominare ma per servire; la vera fede è quella che viene vissuta nelle opere; non c’è eloquenza migliore per convincere piuttosto che imporre. La nostra associazione vive la povertà come una risorsa per la sua azione sociale? 
    L'idea di povertà di Dio parte in Matteo 5,2-12 dalle beatitudini: " beati i poveri di spirito perchè di essi è il regno dei cieli"; da ciò discende la mitezza, la misericordia, la purezza di cuore, la pace, la giustizia.
    Bellissimo in Cromazio di Aquileia il sermone 5: " Poveri sono coloro che non si gonfiano per nulla con la superbia del diavolo e con il fermento della malizia, ma con fede custodiscono l'umiltà dello spirito. Certamente sono poveri in spirito, perchè si difendono dalle ricchezze del mondo, dalla cupidigia del secolo, da qualsiasi preoccupazione terrena". Marco 6,7-13: " ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone nè pane, nè sacca, nè denaro ne’ cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche". Giacomo 2,1-17: "a che serve avere fede ma non le opere?". La comunità dei credenti realizza sempre un cuore solo ed un'anima sola; nessuno conseguentemente può considerare di sua proprietà quello che gli appartiene ma comune. San Basilio di Cesarea: "chi è l'avaro? Colui che non si accontenta di ciò che gli basta. Chi è ladro? Chi porta via la roba d'altri".
    Nel 1962 Papa Roncalli parlava di "chiesa dei poveri"; il Card. Lercaro aggiungeva che: "povertà dei più è oltreggiata dalle immense ricchezze di una minoranza"; ed ancora il Vescovo Ancel: " il mondo di oggi è una macchina per fabbricare i poveri".
    Matteo 11,25-30: "prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono umile e mite di cuore e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo è dolce ed il mio peso leggero". 
    Il paradigma POVERTà-UMILTà dall'uomo al mondo è la chiave della riflessione.  
     
     
     
                                                                                                                        Stefano Corsi
                                                                                                        Funzione Vita Cristiana Acli Lazio    
     
In Primo Piano | Eventi | Progetti | Bandi