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Home | Notizie Principali | News | “TUTTI INCLUSI: il percorso verso la Riforma del Welfare del Lazio"  
  • “TUTTI INCLUSI: il percorso verso la Riforma del Welfare del Lazio"

     Breve relazione sui temi dibattuti il 12 settembre al Convegno organizzato dalla Regione Lazio su un nuovo disegno di Welfare



    Tutti inclusi: il modello di welfare che non lascia indietro nessuno!

    Il 12 settembre si è svolto l’evento “TUTTI INCLUSI: il percorso verso la Riforma del Welfare del Lazio”, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio e aperto a tutti i soggetti del sistema del welfare regionale, ivi compresi gli operatori del Terzo Settore.

    A questo appuntamento non potevano mancare le ACLI, coerentemente alla mission con cui l’organizzazione opera attivamente a Roma e nel contesto laziale.

    L’obiettivo dell’iniziativa Tutti Inclusi è quello di avviare un processo partecipativo per costruire una legge ad hoc che riformuli il sistema del welfare regionale, laddove la Legge-Quadro 328/2000 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali – che presenta le linee direttive per un riordino del welfare e delle politiche sociali a livello nazionale –  non è stata ancora recepita nel Lazio.

    Intervenuto al Convegno, il presidente Zingaretti ha denunciato il grave ritardo della Regione nell’accoglimento della Legge-Quadro; un ritardo più che decennale che ha compromesso la qualità del welfare. Tuttavia, ha ribadito la necessità del varo di una legge regionale che non solo accolga i contenuti della 328/2000 ma che possa adeguarsi ai più recenti bisogni sociali emersi negli ultimi anni.

    Rita Visini, l’assessore alle Politiche Sociali, ha enfatizzato il principio della partecipazione nelle linee guida, il documento che rappresenta lo strumento di lavoro per la legge regionale, affermando che essa è “l’ispirazione di fondo che ci anima” e senza la quale “la legge di riforma del welfare sarebbe priva di quegli elementi di ricchezza e umanità che caratterizzano il mondo del volontariato, dell'associazionismo e della cooperazione sociale”.

    Se nella prima parte del convegno c’è stata una presentazione generale della futura proposta di legge, nella seconda parte si sono aperti i due tavoli di lavoro in cui hanno partecipato i presenti: la ri-organizzazione del sistema socio-sanitario e la questione della governance, dei piani d’azione territoriale e della coesione sociale.

    I principali punti affrontati nei tavoli di lavoro sono i seguenti:

    a-      I piani di zona àil Piano di zona è lo strumento principe della programmazione degli interventi e dei servizi sul territorio. Questo documento è il prodotto dell’attività di Governance, alla luce di una concertazione chiara e trasparente; esso coordina le Azioni sul Territorio tramite gli Uffici di Piano, punti di riferimento per tutti i soggetti operanti. Gli Uffici di Piano necessitano di un potenziamento a livello politico e giuridico, connesso a quello relativo ai Distretti Socio-Sanitari.

    b-      Il ruolo del terzo Settore à Il ruolo del Terzo Settore risulterà essere fondamentale nella costruzione della Legge regionale del Welfare, in quanto uno dei soggetti più attivi nelle Politiche Sociali. Innanzitutto, poiché la Governance deve attestarsi come il metodo di concertazione più adatto ad una visione democratica delle politiche territoriali, le varie organizzazioni No Profit assumeranno una posizione determinante a livello decisionale, interagendo attivamente con l’Ente Pubblico. Il Terzo Settore beneficierà del potenziamento dei Distretti Socio-sanitari, in cui sarà una voce di primo ordine, e dei Piani di Zona, perché sarà uno degli autori principali.

    c-       L’importanza delle professionalità à Il mondo variegato delle professionalità che lavorano nel campo delle politiche sociali subisce da tempo il peso della crisi sul settore. La precarizzazione e lo scarso riconoscimento delle competenze e delle responsabilità legate ai diversi ruoli hanno determinato un’alta volatilità lavorativa e una profonda frustrazione negli operatori del Terzo Settore, come pure dei precari del Servizio Pubblico. La Legge Regionale dovrà valorizzare le professionalità che operano nel Sociale e tutelare i bisogni che da esse emergono.

    d-      Il potenziamento dei Distretti Socio-Sanitari à Essi sono le articolazioni delle ASL in cui si attivano i servizi sanitari regionali e quelli di assistenza sociale; un sistema integrato radicato nel territorio. I Distretti presentano un grande potenziale che però non è emerso a causa dell’incompletezza e della scarsa definizione del loro ruolo (a partire dalla questione dell’assenza di personalità giuridica che ne ha inficiato la funzionalità e la responsabilità d’azione). La legge regionale li porrà al centro del welfare regionale in quanto perno strategico per la gestione dei servizi assistenziali.

    e-      Le aggregazioni dei comuni àIl quadro legislativo nazionale è diretto a spingere alle aggregazioni dei comuni minori e la Regione Lazio si impegna ad incentivare tali aggregazioni tra i comuni nel suo territorio, allo scopo di migliorarne l’efficacia e la funzionalità dei servizi erogati.

    f-       La riprogrammazione dei Fondi à La necessità di rendere certa l’erogazione dei Fondi stanziati, nella consapevolezza che, in questo periodo critico, le risorse economiche si stanno assottigliando in modo considerevole. Il rispetto della programmazione (dalla fase progettuale a quale di valutazione e monitoraggio) e dei tempi previsti per l’acquisizione dei fondi è fondamentale per l’implementazione delle politiche sociali.

    Santina Barbagallo

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