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  • INCONTRO SPIRITUALITA' CAMALDOLI

    UNA CHIESA POVERA PER I POVERI

    Sintesi dei relatori e prospettive associative



    INTRODUZIONE

    La centralità del tema della povertà nella sua complessità permea la natura salvifica della Chiesa incentrata sul dono di amore di Cristo che si spoglia per l'umanità in un'ottica Cristologica che impone atteggiamenti di sequela personale e si traduce in atti sociali..L'incontro di Camaldoli vuole essere preghiera comunitaria degli uomini e di coloro che si sentono vocati a servire il povero attraverso le Acli in quanto "cellula di apostolato moderno"; lungi da un semplicistico ed infondato pauperismo si deve nella riflessione partire da un atto di umiltà dell'uomo "rinunzia a te stesso, prendi la tua croce e seguimi"; QUI SI CONSUMA L'EFFETTO DOMINO DI UN ATTO POVERO CHE LASCIA SPAZIO ALLA GRAZIA DI AVVOLGERE L'ANIMA E DI CAMBIARE LA VITA DEL SINGOLO E DEL MONDO; nella povertà come Si a Dio e No a sè stessi si celano gli equilibri  morali su cui si consuma l'esistenza del mondo.  Cristo è colui si concentra come una clessidra rovesciata tutto l'universo morale della colpa; sulla Croce la sua anima è stata cassa di risonanza di tutte le sofferenze morali dell'umanità passata, presente e futura: "UNO PER TUTTI". Le relazioni sono partite dal concetto etimologico latino che il povero è colui che genera poco; tale povertà è riempita dall'Amore di un Dio creatore; nella Creazione Dio pone in essere la libertà delle leggi fisiche che rispondono al COME  delle cose essendo Lui il PERCHè di ogni cosa. L'uomo quindi liberamente sceglie o ripudia; l'amore sommo di Dio è un atto supremo di libertà; noi infatti ci vergogneremmo se non collaborassimo per nulla alla nostra salvezza.

    RELAZIONI 

    Nell'intervento di venerdì sera è intervenuta la Prof.ssa Scaiola biblista della facoltà teologica di Milano che partendo dall'esegesi biblica si concentrata sul Dio povero che si dona all'umanità; " da ricco che era si è fatto povero per voi, perchè voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà".

    Sabato mattina S.E Mons. Fontana Vescovo di Arezzo nella sua relazione parte dall'umiltà di Dio  "DIO CREA CON POTENZA MA SALVA CON PAZIENZA".  si fa riferimento all'etica della responsabilità  che deve permeare i laici di cui i sacerdoti non possono fare ameno; si riporta una frase del Prof.Monticone, ex pres. delle Azione cattolica Italiana ed ex parlamentare, riferita  a Vittorio Bachelet per un "laicato capace di obbedire in piedi". La misericordià di dio è attivismo "politico"ma noi dobbiamo metterci sempre "due pani e due pesci"; da qui si innesca la provvidenza che tine conto della condizione materiale di ognuno; si fa riferimento a questo contrapponendolo alla responsabilità della gerarchia che disattendendo il Concilio ha promosso "un laicato clericale", tanto da arrivare al paradosso di riconoscere ai preti carismi laicali che non hanno e non potranno mai avere.. Rievocando una frase dell'ex vescovo di Arezzo Mons.Rovigatti si riconduce alal Chiesa la triplice ed esclusiva missione di: 1) annunziare la libertà del Vangelo 2) perdonare i peccati 3) costruire la pace sulla scia anche dei quattri pilastri del vaticano II: 1) una liturgia partecipata 2) una centralità della parola di Dio 3) il rapporto col mondo 4) una Chiesa popolo di Dio. Quale laicato? Quali preti per il futuro? I blocchi clericali non hanno sortito nulla vedi il triplice fronte della 1)difesa della vita 2) difesa della famiglia 3) difesa della scuola cattolica.

    Padre Barban monaco camaldolese attualmente priore degli stessi, nel suo intervento si incentra nel sottolineare la distinzione di Chiesa per i poveri e con i poveri rispetto a Chiesa povera. La natura missionaria dei camaldolesi nelle esperienze di vita negli Inferni del mondo (v.Tanzania ospedali con 2000 malati di AIDS) aventi cure per 200 soli di esse che accompagnano gli altri serenamente alla morte nella dipendenza dall'Occidente sordo. La centralità della povertà materiale che denota l'urgenza impellente ed obbligata di una ridistribuzione dei beni anche e sopratutto della Chiesa detentrice di beni in eccedenza nell'applicazione vera della provvidenza che etimologicamente vuol dire orientamento dei beni ed uso secondo verità e giustizia. Ciò sarebbe possibile ovunque specie nelle terre povere per la costruzione come in passato di un monastero attorno al quale avviare un economia locale o investire per nuovi ospedali e nuove scuole. LA CHIESA DEVE ESSERE RICCA PER I POVERI; in Cristo nessun discepolo non può non dire: " Non posso vivere senza di te". I beni della banca vaticana vanno redistribuiti.

    Don Severino Dianich prof.ordinario di ecclesiologica e Cristologica presso la facoltà Teologica dell'Italia centrale-Firenze; partendo dalla povertà si ritorna sul piano personale: "quando sono debole sono forte".  La democrazia come sistema collettivo è espressione della libertà dei laici illuminati che devono dal Concilio Vaticano II essere coinvolti in un dialogo costante con Dio. Nel Vaticano I  la verità di Dio era una consegna; nel Vaticano II un dialogo con Dio; qui si cela dramamticamente la mutazione di prospettiva personale, sociale e cosmica.   E' LA CHIESA NELAL SOCIETà CIVILE E NON VICEVERSA;  io sono per es. un cittadino italiano per nascita ma sono credente per scelta; ecco perchè la relazione con Dio è frutto di libertà, la stessa libertà che ha indotto lo stesso a consegnarsi alla sua passione , alla morte di croce.. I laici tacciono e i vescovi parlano troppo; perchè gli sposi non dovrebbero collaborare con i sacerdoti a formulare una pastorale delal famiglia vissuta coerente alla quotidianità? Chi meglio di loro? L'autonomia dei laici in politica è un problema ecclesiologico.      Don Dianich sostiene che la legge naturale che fonda la non negoziabilità dei diritti è fonte di divisone con i non credenti, cogli altri uomini, col mondo. Sulla collegialità dei Vescovi non è stato fatto nulla dal Vaticano II in poi; nei Consigli pastorali il regolamento disciplina i doveri e i diritti del parroco ma ignora i laici che sono marginali e consuntivi; il loro parere è legato all'accoglimento del parroco. Contraddizione nel magistero della libertà. Il condannare l'aborto non può automaticamente condurre ad una legge conseguente; la legge ecclesiale non può esser fonte di quella civile. Ognuno di noi è incline al potere; la mamma sui figli ecc, tutto dipende dall'uso che se ne fà. Il futuro della Chiesa è di un luogo dopo il Papa e i vescovi contino di meno a favore dei laici e della collegialità dei presuli.  

    Don Stefano Grossi – Direttore scienze religiose-firenze. Docente di filosofia ed antropologia presso la facoltà teologica dell’italia Centrale- Firenze. In riferimento al filosofo Ricoeur cita gli obbiettivi dell’uomo: “ 1)vivere secondo giustizia,  2) allacciare relazioni di giustizia 3) porre in essere istituzioni giuste. La riflessione parte dalla nostra VOCAZIONE (quanto abbiamo coscienza della nostra vocazione che in una visone trascendente vuol dire accogliere la volontà del Signore che si fa cosa sola con la nostra); il non incarnare la nostra vocazione in dio è un essere meno felici e di conseguenza il mondo è peggiore nella nsotra minore felicità che anima le opere. Io vedo i poveri? Soffro con loro con compassione, pietà, carità? Il ricco del Vangelo umilia il povero perché lo ignora; è come se non esistesse. L’indifferenza è il nuovo nome della morte. Siate sottomessi gli uni agli altri; ciò è fondamento dell relazioni private e pubbliche su cui erge la società nel solco dell’analisi di Ricoeur. La povertà nasce dalla coscienza delle ns debolezze.

    PROSPETTIVE DELLA VITA CRISTIANA NELLA VITA ASSOCIATIVA

    Contributo del Lazio . Nei laboratori come Lazio abbiamo fornito spunti e riflessioni anche per un piano strategico-associativo che in parte è stato accolto negli interventi dei pres.regionali delle regioni Acli presenti; come rappresentante Acli Llazio abbiamo dato il nostro “taglio”. Siamo partiti dalle Acli come fotografia della loro vocazione nel mondo come anticipatrici del concilio vaticano II in parte già previste da interventi degli anni 30; un’opera di apostolato sociale di laici che facesse sul piano del lavoro e della penetrazione del magistero sociale della Chiesa sui temi della pastorale del lavoro, in quanto lavoratori attivi, di più e meglio rispetto ai chierici e all’Azione cattolica. Se si dice che l’oggetto è l’apostolato vuol dire che tu sul piano spirituale affermi la fede nelle opere, con le opere e per le opere. E’ l’inconsapevolezza l’arma più efficace che incarna il proselitismo di Cristo che ci ha incaricati, come figli suoi, di diffondere il messaggio di salvezza a tutti gli uomini di tutte le epoca . Dio è laico e nell’intimo della sua “ontologia” in quanto Amore ; parla con tutti, muove compassione con e per tutti, sconvolge i blocchi clericali del sinedrio accogliendo samaritani, pubblicani, ladri, lebbrosi, poveri, strozzini, prostitute, militari pagani  e quanti erano classificati come infimi. Rispolverare  tutto questo partendo da un Cristianesimo trasversale nella laicità delle opere. Ciò non deve escludere in antitesi ai protestanti che ci possa e ci debba essere momenti di riflessione spirituale nella consuetudine di un colloquio confidente con Dio in Gesù che si fa Amico,  che alimentano le opere nella coscienza personale.. E’ fondamentale per noi continuare a fare cose normali con Amore che diventano eccezionali. Le acli presuppongono un fortissimo 1) senso della Storia nel cementare l’identità 2) un coordinamento degli assistenti ecclesiastici demandati a guidare le rispettive comunità incluso il potere della sintesi 3) l’interazione della Vita Cristiana per lo sviluppo associativo. Abbiamo sottolineato che la Vita Cristiana non è una delega ma deve esser lo stile attaverso cui facciamo e ci sentiamo Associazione;  è illuminante il fatto che nel Lazio la promozione del pensiero e delle politiche  regionali conseguenti abbiamo accumunato la Formazione, gli studi, l’integrazione di Sistema e la Vita Cristiana. O il percorso sarà INTERDISCIPLINARE anche nazionale o non sarà per una mutazione dell’assocaizione. Ci possono per es. essere alcune opere di apostolato attraverso cui si incarna le beatitudini evangeliche e si fa vita Cristiana nella mano ai poveri, inclusi i Servizi: la donazione del pane invenduto alle opere di carità, i gruppi di acquisto solidali, il baratto o un coinvolgimento di beni agricoli di maggiore qualità a costi per le famiglie più bassi rispetto al mercato.

    Conclusioni del dibattito.

    Nel dibattito in cui sono intervenuti i regionali presenti si è fatta sintesi, collocando la Vita CRISTIANA AL DI SOPRA delel singole attività come linfa, stile, attenzione al povero, sobrietà concreta, costruzione di buone relazioni, incidenza nella amore gratuito nel solco del percorso associativo nazionale attuale che si riflette sui territori. Il coinvolgimento deve partire dai provinciali o essere anche regionale a seconda delal natura del territorio; le due cose sono in simbiosi. Citando una frase del card.Tettamanzi ci si è rifatti ad un contributo in fase laboratoriale del Lazio di un professare Dio senza citarlo nelle opere. LA BATTAGLIA DELL’ASSOCIAZIONE NELLA VITA CRISTIANA E PER LA VITA CRISTIANA è QUELLA DI UNA POSITIVA APERTUTA AL MONDO SULLA SCIA DI QUEL CONCILIO CHE VA INCARNATO NELLA COLEGIALITà DEI PRESULI, DEI LAICI O MEGLIO DI TUTTO IL POPOLO DI DIO.             

       

    Stefano Corsi

    (Resp.le Presidenza Acli Lazio Funzione Vita Cristiana)  

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