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  • RETE REGIONALE PER IL CONTRASTO ALLA VIOLENZA DI GENERE


    Con il termine “violenza di genere” s’intende qualsiasi atto di violenza su base di genere che risulti o sia suscettibile di sfociare in violenza o sofferenza fisica, sessuale o psicologica verso donne, incluse minacce come atti, coercizioni o deprivazioni arbitrarie della libertà se avvengono nella sfera pubblica o privata.
    Il fenomeno della violenza, sebbene molto diffuso, risulta tuttavia sommerso in quanto il 93 % delle donne in Italia non denunciano né le violenze, né l’autore che nel 45 % dei casi è il marito e non chiedono aiuto. Gli schiaffi, gli spintoni, le porte chiuse a chiave, i lividi, le urla: rimane tutto soffocato nelle mura domestiche. Nascosto. Come se fosse normale.
    La violenza fisica aumenta dal 18% al 22%: ma questa non è mai sola poiché la violenza psicologica, le minacce e la violenza economica sono altri comportamenti ad essa connessi; la preoccupazione di non poter sostenere economicamente i propri figli diventa la catena che costringe la donna a rimanere nella violenza e, soltanto quando sono i figli stessi ad interporsi tra la madre e il violento nel tentativo di difenderla o quando vengono direttamente coinvolti nelle azioni violente, la donna trova la motivazione e il coraggio di rischiare e fuggire. 
    Il Lazio è al terzo posto in Italia per il numero dei femminicidi. La Regione ha presentato, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il Piano regionale contro la violenza sulle donne.
    Il Piano intende prevenire, contrastare e monitorare il fenomeno, intervenendo nei settori sanitari, economici e culturali, attuando la normativa europea, nazionale e regionale e così garantendo un’adeguata protezione alle vittime di violenza e stalking e promuovendo nella società la cultura al rispetto delle persone, con una particolare attenzione all’educazione delle giovani generazioni.
    In tutto il territorio saranno creati nuovi servizi e potenziati quelli esistenti: con un milione di euro sarà finanziata l’apertura di centri antiviolenza, strutture di accoglienza e sportelli antiviolenza. Negli ospedali del Lazio verrà attivato un ‘percorso rosa’ dedicato alle donne vittime di violenza, con l’obiettivo di fornire agli operatori di Pronto Soccorso uno strumento per la corretta gestione in emergenza delle donne e dei minori vittime di abuso e violenza,con la facoltà di denunciare alla A.G. (di ufficio)in quanto la vittima non è in grado di  procedere  personalmente a causa delle condizioni  psico-fisiche in cui si trova
    Il documento vuole sensibilizzare il personale ospedaliero in quanto nel manuale si chiede esplicitamente che chi ha subito una conclamata violenza sessuale venga classificata in codice rosso e che i vestiti e tutto il materiale, che potrebbero avere rilevanza penale, vengano fotografati e messi da parte. Da ultimo, si invita a una maggiore attenzione alla profilassi per evitare la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.
    Un ulteriore fondo di 250mila euro sarà dedicato alla costruzione della rete regionale dei servizi, con la creazione del registro regionale delle strutture, l'apertura degli sportelli antiviolenza nelle Case della salute e il finanziamento di borse di sostegno sociale per minori figli di donne che hanno subito violenze particolarmente efferate. Interventi rivolti, dunque, a una maggiore integrazione delle strutture e volti a superare le attuali criticità dovute a una frammentazione e disomogeneità nella presenza di servizi sul territorio.  A questo scopo, con il supporto di Filas, e il coinvolgimento degli assessorati regionali competenti verrà predisposto il Piano regionale contro la violenza di genere per mettere a sistema gli interventi già attivati singolarmente e con la partecipazione attiva di tutti i soggetti che quotidianamente affrontano il fenomeno: centri antiviolenza, AUSL, forze dell'ordine, scuole, enti locali, sistema socio-sanitario, prefetture, magistratura, organizzazioni della società civile.
    In quanto rappresentante delle donne delle ACLI del Lazio  intendo proporre la nostra adesione al Piano Regionale mettendo a disposizione Le nostre strutture sul territorio (Punti famiglia) già attive nel sostegno socio-psicologico delle famiglie in difficoltà.
    (Faida Di Santo - Resp.Donne ACLI Regione Lazio)

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