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  • I luccichii degli addobbi Natalizi sono tanti, aiutiamoci a cercare la Luce vera che illumina in ogni uomo la sua dignità


    In questo periodo dell’anno il luccichio delle luci degli addobbi natalizi rischia di disorientarci e distrarci dalla vera Luce che porta la nascita del bambino Gesù: tutti gli uomini sono fratelli figli dell’unico Padre e meritevoli di vivere la propria vita con grande dignità. Il nostro grande Papa Francesco afferma proprio nella giornata dell’8 dicembre: “Nessuno rimanga indifferente al grido dei poveri!!!”.

    La povertà e la diseguaglianza sociale, possono essere combattute e soprattutto vinte. E’ questo, non un principio ideale, ma un principio educativo che deve orientare le nostre azioni ogni giorno. Piccoli e grandi, di ogni etnia e religione.

    Un aiuto in tal senso ci arriva dalla presentazione dei dati il 9 ottobre 2012 nella sede dell’Istat della prima Ricerca sulla Condizione dei senza dimora in Italia. A cura dell’ISTAT, del Ministero del Lavoro e Politiche sociali, la Caritas Italiana e la fio.PSD. I dati emersi sono significativi e rimandano al lavoro degli operatori sociali. Occorre contribuire a studiare ed elaborare policy sempre più efficaci per contrastare la grave emarginazione sociale.

    I dati demoliscono i più comuni pregiudizi. Intanto va sottolineato che le persone senza dimora non sono poche in Italia. Questo è un dato che è in linea con quello che accade nei Paesi sviluppati. La platea dei soggetti emarginati o a rischio di emarginazione si sta estendendo talmente da toccare direttamente ciascuno di noi, in persona o comunque nelle proprie reti di prossimità. Essere senza dimora non è come si crede una scelta di alcuni o una opzione bohèmienne di pochi romantici, ma un rischio connaturato all’attuale assetto economico e sociale, che sembra potersi riprodurre solo producendo emarginazione.

    Un secondo elemento da sottolineare è che la geografia degli homeless è varia, non è più solo un fenomeno metropolitano, ma sta dilagando inesorabilmente in Provincia. Ci sono sacche di povertà estrema anche sotto i nostri occhi. I padri di famiglia separati, i salariati con redditi esigui rispetto al costo della vita, le famiglie numerose monoreddito sono alcune delle tipologie che quotidianamente incontriamo. A questi gli operatori devono rispondere con progetti di sostegno materiale ed educativo personalizzati.

    Il senza dimora non è per forza un barbone, anche se la vita di strada può segnare la condizione fisica della persona, ma i dati ci dicono che i senza dimora sono relativamente giovani, in grado di socializzare adeguatamente, equilibrati tra italiani e stranieri, con una durata media in stato di grave emarginazione non lunghissima e con capacità lavorative ancora significative. Sono “ gli invisibili “ coloro che durante il giorno sono di fianco a noi, al bar, in fila alla posta, magari al lavoro e solo per la notte riprendono le sembianza di un “popolo invisibile” che si nasconde per mantenere quel briciolo di dignità che occorre durante il giorno. Nessuno può dire io sono diverso da loro, la verità e che siamo stati solo più fortunati e forse più capaci nel mettere a frutto i capitali che avevamo a disposizione, ma oggi non basta più a sottrarci in modo permanente alla sfera del rischio di impoverimento ed emarginazione.

     

     

     

     

    Il quarto elemento che va sottolineato è una triste conferma di quanto la mancanza di un’educazione adeguata, di una socializzazione familiare equilibrata e di una infanzia vissuta in modo sereno e accogliente incidano sui percorsi di vita delle persone e sul loro futuro. Prevenire l’Homelessness è difficile ma non impossibile ed è una attività che comincia fin da piccoli, interrompendo il perverso circuito della povertà minorile.

    Ulteriore elemento di pregiudizio, diffuso tra molti operatori, è che le persone senza dimora, senza un adeguato percorso rieducativo, non siano in grado di condurre nuovamente da subito una vita normale, mantenendo una casa, un lavoro e delle relazioni in autonomia. I dati ci dicono chiaramente che questa difficoltà, se generalizzata come percezione riferita a tutta la popolazione senza dimora, è una menzogna gravissima. E’ certamente vero che esistono persone senza dimora che necessitano di un accompagnamento educativo alla ripresa delle normali attività ma queste, oggi, non rappresentano la maggioranza della popolazione.

    Anche sul fronte del lavoro i dati registrati ci inducono a delle riflessioni importanti. Più che senza dimora pigri e svogliati abbiamo, ormai endemica, mancanza di opportunità professionali. Emerge che solo il 10% della popolazione homeless chiede l’elemosina e che il 65% di loro riesce, oggi, in Italia, a sopravvivere senza risorse. In tempi di crisi economica e scandali morali si sarebbe tentati di considerare questi senza dimora degli “esperti della crisi”, alla scuola dei quali dovremmo apprendere tutti qualcosa in più circa ciò che è essenziale alla sopravvivenza e ciò che equo per avere e condurre una vita dignitosa.

    Un ultima sottolineature riguarda i servizi. E’ fuor di dubbio che occorrono più posti letto ma attenzione a concentrare sulla formula del dormitorio di prima accoglienza gli sforzi e le risorse in modo esclusivo. E’ evidente infatti che, nella popolazione interessata, tali bisogni si presentano secondo modalità e gradazioni differenti e solo predisponendo risposte in grado di fronteggiare tale complessità si può pensare di contribuire alla soluzione del problema. Altrimenti si torna allo stereotipo del barbone di colui che da solo non può farcela, alimentando la spirale della bassa soglia, che rischia di trasformarsi, da opportunità di emergenza, a confino permanente delle disgrazie da separare dal mondo dei normali.

    Alcune proposte per azioni di politiche pubbliche.

    Il Reddito Minimo resta una forma di contrasto alla povertà estrema. Le risorse pubbliche sono esigue ma occorre una Alleanza contro la povertà estrema (già in atto tra la società civile) che proponga azioni di pressione presso il governo e gli organi politici decentrati. Le risorse occorre trovarle.

    Un corridoio di accesso ai servizi base. Salute, istruzione, casa devono essere diritti esigibili. Insieme ai responsabili locali di questi servizi occorre trovare un corridoio privilegiato con interlocutori chiari e tempi certi per sostenere la grave situazione di povertà in cui versano molti soggetti deboli in primis bambini ed anziani.

     

     

     

     

     

    Aumentare subito la disponibilità dei posti letto e di camere presso tutti i dormitori (compresa la Casa della Carità di Cassino). (Ri) dare dignità e rispetto alle persone significa anche avere cura dei luoghi. L’ex ospedale civile è in stato di abbandono e degrado.

    Reinventare strategie di inclusione che possano restituire dignità sociale attraverso forme alternative al mercato del lavoro. In Europa si diffonde l’esperienza del meanigful occupation, ovvero una forma sensata e dignitosa di occupazione del tempo in attività a servizio della comunità, remunerate non solo da un contributo economico ma anche con il riconoscimento da parte di una comunità specifica dell’utilità del ruolo sociale delle persone in esse coinvolte. In questo modo, oltre a svolgere compiti utili per la convivenza sociale, come la cura degli spazi e dei beni comuni, si può trasformare la stessa comunità locale, da luogo in cui le persone senza dimora vivono la propria esclusione, in soggetto attivo e proattivo per la loro inclusione, mediante l’attivazione di reti e risorse che un sistema pubblico organizzato difficilmente riesce a mobilitare e che invece, molto spesso, possono fare la differenza per l’esito dei percorsi delle persone senza dimora verso una dignitosa autonomia.    

    di Luigi Pietroluongo

    Sociologo e Fundraiser

    Casa della Carità – Fondazione San Benedetto

    luigi.pietroluongo@casadellacaritacassino.it

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