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  • GLI INVISIBILI. Ridisegnare lo Stato e pensare ad un nuovo modello di sviluppo.


     

    “Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione. Un politico cerca il successo del suo partito; uno statista quello del Paese"; questa frase attribuita a  De Gasperi  incarna il dramma in cui ci troviamo; un redde rationem, nella crisi deflagrata da un capitalismo globalizzato distorto fondato sulla finanza “creativa”, di un modello di sviluppo, quello dello Stato Imprenditore, lacerato a morte dall’esasperazione, agli inizi anni 980, del disavanzo di bilancio e della spesa pubblica improduttiva in un latente lassismo morale che giustificasse per istinto di conservazione la sopravvivenza di un sistema bloccato interno, dalla guerra fredda. . E’ il FUTURO attraverso le leggi, il compito della Politica nel suo primato inderogabile; il dividerci ci ha portato all’assoluto impotenza del potere politico nell’abdicazione in favore di poteri alternativi, leciti e meno leciti. Il rinviare i problemi, lo scaricare sulle generazioni successive è imperdonabile perché ha “precarizzato” il pensiero marchiando uomini rassegnati; ciò si è tradotto cosa più grave sui sentimenti, sulla vita, sull’idea di farsi una famiglia, sulla possibilità di avere figli, nell’avere prestiti, nel diritto allo studio, nel fare impresa,sul farsi assistere nella malattia, nella pensione e mantenere per causa di forza maggiore dai parenti e dai risparmi d’una vita come ultimo ammortizzatore sociale rimasto. Prima o poi ci saremmo arrivati. Chi sono i nuovi poveri? Quelli del ceto medio scivolati nel precariato: indebitati, gli esodati, i falliti o sull’orlo del fallimento, piccoli commercianti strangolati dalle ingiunzioni a rientrare dallo scoperto o già costretti alla chiusura, artigiani con le cartelle di Equitalia ed il fido tagliato, autotrasportatori, “padroncini”, con l’assicurazione in scadenza e senza soldi per pagarla, disoccupati di lungo o di breve corso, ex muratori, ex manovali, ex impiegati, ex magazzinieri, ex titolari di partite Iva divenute insostenibili, precari non rinnovati, lavoratori a termine senza più termine, espulsi dai cantieri edili fermi, lavoratori a reddito fisso e pensionati strangolati dalla ritenuta d’acconto e da alte tasse e ritenute sul lavoro e da una pressione fiscale scarico di mancate riforme per far cassa nella compromissione del futuro.

    Nel Lazio, da uno studio  di Unindustria con dati Istat la disoccupazione dei giovani è attorno al 40% ed il crollo dei consumi sta registrando un fallimento o una crisi profonda di una media di 60 imprese del terziario romano al giorno. Salgono a dismisura i poveri che nel 2013 nella Regione sono stati addirittura costretti a chiedere aiuto per  mangiare. I cittadini indigenti che hanno ricevuto pacchi alimentari o pasti gratuiti attraverso i canali no profit, che distribuiscono le eccedenze alimentari hanno raggiunto una percentuale altissima . Le famiglie con bambini e anziani  sono state dunque le categorie sulle quali è pesata maggiormente la crisi con gravi difficoltà alimentari..  Sono tre le grandi emergenze  di carattere nazionale in una proiezione ramificata nei territori : 1)debito pubblico 2) evasione fiscale 3)criminalità organizzata. Le incongruenze nazionali in un quadro confuso di attribuzioni con gli Enti locali si riflette sul territorio. E’ inevitabile essere condannati ad alzare le tasse (Irpef,Tasi,Tare ecc), frustrare  la domanda interna, ed accrescere per conseguenza le disuguaglianze perché per lottare contro l’ingente evasione fiscale, per tassare le rendite finanziarie, per difendere la certezza del diritto e della Legalità, per aggredire nuovi mercati, è necessario un ritorno al Primato della Politica.

      Serve un disegno Costituzionale organico dalle ceneri dell’ abolito il Titolo V ancora in cui non si capisce chi fa cosa, come, quando e perché tra enti locali e potere centrale col paradosso che abbiamo un Contribuente e tre esattori anzi quattro: il Governo, le Regioni, i Comuni e direttamente od indirettamente la Criminalità organizzata. Il caso dell’addizionale Irpef sui Comuni lo testimonia; nessuno ha una sua vita propria, non c’è ad oggi una gestione virtuosa dei beni, delle imprese, delle risorse in un metodo aziendale dell’interesse pubblico per cui si sgomita per spartirsi le stesse tasse magari aumentando la parte a favore dell’uno o dell’altro. Federalismo regionale ed Integrazione europea questi sono i due sbocchi possibili; uno Stato centrale che sia sempre più integrato con l’Europa parimenti una Regione che inglobi in termini armoniosi le città metropolitane pensando a regionalizzazioni calibrate dei servizi pubblici essenziali di interesse  strategico. Da questo e dalle energie rinnovabili come dal turismo in una cornice regionale possono venire le risorse per pagare i debiti (deficit sanitario), offrire servizi pubblici efficienti gratuiti o a  costi sociali ma soprattutto facendo cassa  e generando crescita. Nell’ottica di un evoluzione del Titolo V il Regionalismo deve essere governato da un Senato federale centrale che attragga una parte attuale della sovranità legislativa regionale attribuita nel 2002 per fare leggi coattive, in un quadro unitario, su temi di interesse comune regionale per lasciare ai consigli regionali le specificità del territorio.

    La diplomazia e i nostri consolati o legazioni come avviene ovunque sono e devono essere il motore in termini generali di sviluppo per cercare nuovi sbocchi al nostro made in Italy di qualità per effetto dell’euro forte. In quest’ottica che si pone l’operazione Fiat-Crhysler; come Acli del Lazio in termini generali auspichiamo  una strategica convergenza tra il Governo, le parti sindacali e la Fiat essendo essa l’industria su cui poggia il sistema industriale italiana incarnando un interesse strategico su una responsabilità sociale forte; tanto più che la messa a regime del nuovo Sistema industriale globalizzato con la produzione dei nuovi modelli richiede del tempo imponendo misure di finanziamento della cassa integrazione in atto. Le Acli del Lazio  condividono la dichiarazione del Presidente Bottalico che su Avvenire ha avuto modo di dire” brillante operazione di mercato: ora la Fiat dimostri altrettanto ingegno nell’utilizzo delle sue grandi capacità produttive in Italia”. In quanto Comitato regionale desideriamo  porgere come attore sociale sul territorio un apprezzamento ma nello stesso tempo un impegno perché le parole rivolte dal Dott. Marchionne sull’indotto ed in particolar modo su Cassino (per quanto riguarda il segmento Alfa Romeo) che dovrebbe essere al centro della produzione di due nuovi modelli: la nuova 166 e la nuova Giulietta vengano rispettati alla lettera avviando i presupposti con una concertazione sindacale. Le Acli del Lazio continuano e continueranno forti della loro vocazione pre-sindacale ad esprimere ai lavoratori e alle loro famiglie la più totale solidarietà e vicinanza nella promozione di una sensibilità sociale di riscatto delle Persone che si può trovare solo con il lavoro dignitoso.

    In sintesi è fisiologico orientarsi in funzione di una contingenza stringente verso un nuovo modello di sviluppo quindi tra Pubblico e Privato fondato sulla riorganizzazione dei poteri e funzioni Costituzionali (potere centrale e potere locali) in una Integrazione politica dell’Europa  che si ponga in termini armoniosi nell’ambito di un federalismo regionale vero senza conflitti di attribuzioni, nella gestione della risorse del territorio che consolidi la centralità della Politica nel monitorare i bisogni della collettività dal basso, come ottica di un modello di sviluppo in un quadro europeo globalizzato potenzialmente forte.

                                                                              Umberto Soldatelli (Presidente delle Acli del Lazio)

                                                                                                                       

     

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