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  • UNO SGUARDO SULLO SVILUPPO ECONOMICO-SOCIALE DEL TERRITORIO PONTINO


     

    Qualche giorno fa ho avuto l’opportunità di guardare nel Museo Municipale di Latina, dedicato alle opere di Duilio Cambellotti, una immagine del territorio della provincia antecedente alla Bonifica.

    I collegamenti mnemonici  immediatamente sono volati alle immagini delle formidabili ricostruzioni dell’Opera di Bonifica del Parco Tematico “Piana delle Orme”, dove sono rappresentate masse di lavoratrici e lavoratori nella rapida realizzazione di un progetto di sviluppo sociale ed economico unico: la provincia di Latina.

    Oggi analizzare le carenze di questo Territorio e i deficit è facile: basta elencare statistiche e classifiche negative figlie di una crisi globale, ma anche di una fallace geografia Istituzionale della Regione.

    La provincia di Latina dal 1932 agli anni ’90 ha sviluppato un processo di sviluppo complessivo importante, che non si è stabilizzato a causa delle carenze infrastrutturali e della citata composizione geografica del Lazio.

    Per le infrastrutture, negli anni positivi, non è stato realizzato un collegamento stradale efficace con Roma e Frosinone, quindi l’Autostrada, non sono stati costruiti porti turistici adeguati e il collegamento Terracina – Garigliano ha frantumato il maggiore patrimonio: la fruibilità  compatibile della costa.

    Per l’aspetto Istituzionale, essere parte della Regione con Capoluogo la Capitale è un orgoglio, ma Roma ha un’altra natura e un’altra dimensione rispetto alle restanti province del Lazio.

    Il peso della Capitale occupa la maggior parte del fabbisogno  e dell’attenzione regionale, creando un naturale e sofferto disequilibrio istituzionale.

    Ricordiamo il caso dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma che venne inserito nell’ASL di Latina per non aggravare i costi della sanità romana.

    Oggi, quindi, Latina e la sua Provincia hanno visto velocemente depotenziare le conquiste del Secolo scorso, facendo emergere un tasso di disoccupazione del 9,2%,catastrofico quello femminile al 13%, quattro punti oltre la media nazionale. Per non parlare del 104 posto nella classifica delle province per tasso di criminalità.

    La delocalizzazione è stata la veloce disarticolazione degli effetti fragili della Cassa del Mezzogiorno.

    In tale panorama le ACLI provinciali di Latina e il Sistema aclista hanno aperto un confronto responsabile senza accendere provocazioni o allarmismi, ma promuovendo sollecitazioni per un progetto condiviso tra tutti i protagonisti attivi della società pontina. Le ACLI oggi collaborano attivamente con le Istituzioni, facendo rivestire anche ai propri quadri responsabilità amministrative e hanno assunto un ruolo riconosciuto di riferimento per l’integrazione sociale e per il tentativo di sviluppo della piccola imprenditoria.

    Il tradizionale messaggio aclista sta procedendo uniformemente coniugato con il riconoscimento di una identità comunitaria fondata sulla integrazione sociale.

    I riferimenti per ragionare su proiezioni di sviluppo territoriale sono proprio radicati sulla giovane natura della  origine pontina; prima un difetto, oggi un patrimonio.

    Finalmente emerge una vivacità culturale che plasma una identità territoriale, che grazie ad Antonio Pennacchi e Tiziano Ferro, viene sdoganata dai luoghi comuni del passato: << Provincia giovane, Provincia eterogenea>>.

    Una Comunità che si fa squadra nello sport, raggiungendo la finale della Coppa Europea CESV con il volley e la serie B nel calcio, e che per il 2014 vanta per il Capoluogo il titolo di Città Europea dello Sport; risultati ottenuti  quando mancano proprio le energie finanziarie.

    Nella crisi si vede una società che si fa comunità, che esprime identità condivise.

    L’orgoglio identitario sta accendendo ora le vere vocazioni: i giovani sono tornati ad impegnarsi nell’agricoltura: quella di qualità, che cresce in tutte le statistiche regionali. Il 20% del PIL regionale viene proprio dall’economia rurale, dove la provincia pontina è la vera locomotiva.

    In questo settore vi è una crescita occupazionale del 14% negli ultimi due anni.

    I giovani imprenditori agricoli ragionano su come  utilizzare la caratteristica di multifunzionalità dell’economia rurale: produzione, trasformazione, turismo, formazione, integrazione e tante altre strade per stabili processi di patrimonializzazione sociale ed economica.

    L’economia agricola pontina prima ruotava principalmente intorno al MOF, una volta il quarto mercato ortofrutticolo d’ Europa, oggi si diffonde nelle produzioni agricole di qualità: il sedano bianco di Sperlonga, le fragole favetta, il kiwi, il ravanello ed il pomodoro torpedino.

    Tutte produzioni esportate con successo nel Nord Europa.

    Le aziende biologiche e biodinamiche pontine fanno scuola e cultura nel Mondo, affrontando le criticità ecologiche.

    Ora l’accoglienza turistica e la trasformazione agroalimentare sono in fermento, cercando sviluppo nell’orgoglio identitario emergente.

    Scrivo questo testo cercando proprio di evidenziare come la luce dello sviluppo in questo Territorio stia per essere accesa da energie culturali e dalla assunzione di una coscienza comunitaria ed identitaria e non da formule economiche.

     

    Nicola Tavoletta, RFSA ACLI di Latina

     

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