PROVINCE
Associazioni e servizi
patronato banner
facebook

bvenecomune

bvenecomune

bvenecomune
Home | Stampa | Editoriali e Comunicati Stampa | IL SENSO DELLO STATO. Regione Lazio:Corruzione e trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Patologie, monitoraggio, interventi  
  • IL SENSO DELLO STATO. Regione Lazio:Corruzione e trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Patologie, monitoraggio, interventi



    Le lotte che hanno animato, dagli anni 80 dell’800, la definizione delle grandi culture politiche ruotano attorno all’espressione vivente della dignità umana nell’affermazione di ciò che l’uomo percepiva in natura come una imprescindibile rivendicazione senza eroismo ma come presa d’atto che senza la libertà non ci sarebbe stata dignità umana e senza il lavoro libero e dignitoso non si sarebbe concretizzata la personalità che si sarebbe realizza nella comunità politica, nella Chiesa, nella famiglia, sul e col lavoro.

    L’uomo nasce libero e non lo diventa; esso ha diritto ad un lavoro, ad una casa, alla sanità, al diritto allo studio, così come al riposo, alla malattia, allo sciopero, ad una pensione, all’assistenza,alla legalità, alla difesa; E’ L’UOMO QUINDI CHE FONDA LO STATO CHE HA SOLO UN SOLO COMPITO: SERVIRE L’UOMO. E’ la percezione dell’idea di natura la più grande e sconvolgenti delle scoperte, direi quasi una sorta di endoscopia, che  l’anima ed il cuore dell’uomo sono  sempre stati, sono e saranno la prima fonte del diritto da cui derivano le leggi scritte.

    Il popolarismo e la tradizione socialista quindi si posero in questo solco come antagonisti dello Stato Liberale accusato di lasciare al mercato e quindi alla discrezionalità dei rapporti di forza ciò che non ha un prezzo ed è connaturale all’esistenza della persona; l’individuo liberale era in fatti e lo è ancora oggi tutto e nulla ossia un soffermarsi in modo astratto sull’aspetto economico dell’individuo. Le tensioni sociali profonde e le morti figlie delle lotte contadine ed operaie, le legittime rivendicazioni contro il latifondo andavano a superare la perniciosa tentazione a considerare lo Stato germinatore di diritti posto in essere solo dalle categorie imperanti e di governo come se l’esistenza dell’uomo dipendesse dal diritto di voto e non dal fatto di essere uomini in quanto tali.

    E' il personalismo nella sua connaturazione laicamente spirituale il dato piu’ sconvolgente che alla luce del magistero sociale della Chiesa di Leone XIII costituì uno spartiacque profondo rispetto al liberalismo politico ed economico affiancando il socialismo che al di là di una visone integrale si soffermava fondamentalmente sull’impatto sociale delle rivendicazioni. Il Card.Tardini storico prelato di curia in tanti decenni, servitore della Chiesa, fine diplomatico, Segretario di Stato con Papa Roncalli soleva dire: “Uno più uno fa due ma quando si tratta di essere umani uno più uno fa esattamente uno più uno”. Quindi i singoli uomini  si fanno popolo ma non come astratta classificazione che soffoca la dignità; su queste basi prese corpo in modo prepotente la presa d’atto che lo Stato fondato dall’uomo debba garantire, avendo intrinseco un orientamento al bene singolo e collettivo, lo scopo di incarnare i diritti di cui sopra per testimoniare di riflesso il farsi comunità e civiltà. Questa visone storiografica e non astrattamente politologica, distingue la DEMOCRAZIA DAL LIBERALISMO. E’ infatti una contraddizione sostanziale parlare di Democrazia liberale; esiste uno Stato democratico e uno Stato liberale; il primo serve l’uomo che fonda lo Stato che garantisce in tanti ambiti i diritti insiti in natura; lo Stato liberale  si sofferma sugli aspetti socio economici attraverso una distinzione dei poteri in un quadro progressivo di estensione del diritto di voto e della partecipazione. SONO I COMPITI DELLO STATO  IL CONFINE E L’ESSENZA DELLA DEMOCRAZIA.

    La Democrazia espressione della Resistenza figlia della Costituzione, colse, col dramma della guerra, sulla scia di quelle parole rimasti memorabili di Piero Calamandrei :“la Costituzione fu il testamento di 100mila morti”;  la costante impersonificazione di uno Stato propenso specie verso la fine degli anni 970, con accenti di esasperazione di Statalismo, in ogni ambito anche quelli imprenditoriali (v.Banche, Assicurazioni, industrie di Stato) a germinare un lassismo morale fondato sul disavanzo di bilancio e sull’asfissia delle energie vitali presenti nel Paese. Dal 1992 per un certo verso abbiamo assistito al contrario alla tendenza opposta che hanno portato, per far cassa, drammaticamente alla perdita di fette di sovranità nella centralità della Politica.

    La modifica del titolo V del 2001 ha sigillato una metamorfosi solo accennata che ha portato alla creazione di super Regioni che in assenza di un quadro attuativo con lo Stato centrale, ha innescato ai danni della comunità una concorrenza in un incrocio confuso di compiti e competenze che si è ridotto in una contesa delle stesse tasse fino ad arrivare ad oggi ad un contribuente e tre esattori anzi quattro con il potere criminale, nella violazione dell’art. 119 che prevede autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Nel 2012 il dramma del Paese col governo Monti portò ad un fagocitare dello Stato centrale gli enti locali per controllare le entrate anche derivanti dal coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, delle grandi rete di trasporto, l’istruzione, il commercio estero, la distribuzione nazionale dell’energia in un voluto ridimensionamento delle Regioni quasi ad essere un peso per lo Stato. La distinzione dei compiti, la promozione “imprenditoriale” delle attività regionali anche in virtù di leggi chiare di  interesse comune in una camera legislativa saranno il volano per avere entrate proprie senza entrare costantemente in rotta di collisone con lo Stato; più grande sarà la distinzione e maggiore sarà la realizzazione della cittadinanza politica dei cittadini partendo dal basso su misura dei bisogni.

     I compiti della Regione, senza un attuale armonizzazione  si riferiscono in un effetto a volte da inquadrare,allo sviluppo comunale, economico, sociale e culturale della zona, alla soddisfazione dei bisogni comuni della cittadinanza e al sostegno dello sviluppo dell'economia, dell'agricoltura, dell'artigianato e del turismo. Inoltre, la Regione è responsabile per il rafforzamento dell'autonomia locale nei propri Comuni e per il loro equo sviluppo.

    La Regione deve quindi occuparsi della costruzione e del mantenimento di strutture comunali, energetiche, dei trasporti e altre, di strutture per la scuola, la cultura, la sanità, ecc. È responsabile anche per lo smaltimento dei rifiuti nel proprio territorio. Lo Stato può trasferire alla Regione alcune competenze, soprattutto la tutela dell'ambiente, la gestione del territorio, la tutela delle ricchezze naturali e del retaggio culturale, la gestione delle politiche sociali, del traffico e dei collegamenti viari, dell'approvvigionamento energetico, della tutela sanitaria e sociale, ecc.

    In questi ambiti è evidente che la Regione debba potere definire una Struttura amministrativa espressione di una ferma volontà politica orientata alla trasparenza negli iter procedurali al fine di contrastare sul nascere o In itinere abusi, illeicità, indebiti arricchimenti, complicità e connivenze; su questa base che la regione ha formulato il Piano triennale di Prevenzione della Corruzione 2014-16 che vuole in modo analitico individuare le patologie ricorrenti, monitorarle e sanzionarle.

    Il primo punto oltre all’implementazione dei dati su sito web istituzionale “Amministrazione trasparente” è il raccordare la lotta alla legalità nella P.A. della regione colla Formazione; si parla di Giornate della Trasparenza ed educazione nelle scuole contro la corruzione. Il digitare uno argomento invece di un altro può far comprendere i motivi di interesse dei cittadini entrando nell’area “Amministrazione trasparente” del sito della regione; capitolo a parte il  tema delle segnalazioni e dei reclami, alla rotazione del personale addetto nelle aree a rischio e alla difesa dell’anonimato dei dipendenti che denunziano illeicità interne o esterne nelle assegnazioni ecc. La pubblicazione delle spese di rappresentanza ed un report annuale sui conflitti d’interesse segnalati è l’espressione di un volere essere controllati.

    E’ importante come Acli Lazio l’avere voluto colla circolare n.1 del 25 genn 2013 esteso il concetto di corruzione, al di là degli aspetti penalistici (art.318 e 319) ai delitti contro la P.A e al malfunzionamento degli uffici; prende corpo la corruzione amministrativa..

    Tutti gli uffici fanno capo ad un responsabile unico “anticorruzione” che elabora 1)il piano 2) forma i dirigenti nelle aree a rischio 3) verifica l’effettiva rotazione dei dirigenti 4) cambia il Piano coll’emergere di nuove sintomologie del fenomeno in essere. Ogni direzione della Regione avrà un responsabile che farà capo alla figura di cui sopra; è evidente che solo il contrasto di fenomeni illeciti potrà saggiare l’efficacia della  strategia nella consapevolezza che senza un Senso dello Stato dei dipendenti che rispondono di se’ stessi non c’è controllo verticistico che possa tenere; è una questione culturale. E’ evidente che pragmaticamente più forte sia il controllo e maggiore sarà la dissuasione ma questo sarà legato solo al timore e non ad una onestà che si fa cultura nel Senso dello Stato come difesa dell’interesse pubblico di ognuno.

    Condividiamo come Acli ossia, come apostolato moderno per i  poveri, gli ambiti che vanno nel Piano dalle procedure di appalto per l’affidamento dei lavori, servizi e forniture alle assegnazioni d’urgenza; al controllo delle erogazioni liberali; alla promozione di dirigenti da parte del potere politico senza passare da procedure pubbliche di selezione; attività di pianificazione urbanistica ed attuativa nei permessi da costruire; indebiti accrescimenti volumetrici, assegnazioni poco trasparenti nell’edilizia pubblica; verifica nel contrasto all’evasione ed elusione regionale; materie di accumulo di incarichi ed impieghi (art. 53 D.lgs. n. 165/2001 così come modificato dalla legge 190/2012); sponsorizzazioni, transazioni stragiudiziali, proroghe o annullamenti di forniture; nomine di società pubbliche, nomine di consulenti, affidamenti diretti, partenariato pubblico e privato, liquidazioni e collaudi, alienazione di beni immobiliari o costituzione di diritti reali minori sul patrimonio della Regione, uso e gestione dei beni immobili da parte del personale, gestione del patrimonio immobiliare regionale.

    La limitazione di ogni forma di discrezionalità o di monitoraggio quando è inevitabile è la base di un monitoraggio ad ogni livello procedurale nelle competenze regionali; la garanzia del dipendente nel suo anonimato che denunzia fatti in ragione del proprio rapporto di lavoro è fondamentale e degno di considerazione; perché la corruzione amministrativa va stanata dove si annida ossia nei gangli procedurali dell’amministrazione.

    Le Acli possono al di là degli aspetti specifici verificare i fatti che possono essere dettati solo dal dato oggettivo nel controllo e nei rimedi; solo se il numero di abusi ed illeciti sarà minore o di minore gravità sociale ed economica a fronte di una maggiore consapevolezza che lo Stato siamo noi, a partire dai dipendenti pubblici regionali, potremo dire che il Piano in questione è veramente il frutto di una volontà politica e di organizzazione efficace della macchina e non l’ennesimo documento ammonitorio destinato a farsi memoria polverosa.

    Umberto Soldatelli

    (Presidente regionale Acli Lazio)      .  

     

     

In Primo Piano | Eventi | Progetti | Bandi