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  • LE ACLI DEL LAZIO A LATINA: Giornata nazionale contro le mafie.


    La manifestazione di Latina organizzata da Libera di Don Ciotti è stata la più grande rappresentazione di società civile che si sia mai vista (100mila persone) nel basso Pontino contro le mafie. Dopo la celebrazione della memoria nel ricordo uno per uno delle vittime delle mafie è giunto come un tuono l'intervento di Don Luigi. Per un giovane sentire quello che ho sentito è sconvolgente, tanto più se è un prete a dire tutto questo, visto il maestoso spessore di laicità e di amore delle sue parole. Ha esordito nel ribadire che le mafie non sono solo un sistema organizzato che non ci coinvolge ma ognuno di noi è intriso di mafiosità; "Il patrimonio delle mafie è la mafiosità fondata su certi comportamenti, su un certo linguaggio e sul voto di scambio, sul nostro egoismo. Le mafie si "combattono" con la scuola, con il voto libero, con la democrazia, con le politiche sociali. perché è un problema culturale; se fosse un fatto di ordine pubblico basterebbe la polizia". Bisognerebbe intervenire penalmente nel nostro codice sulle prescrizioni che impediscono di arrivare alla verità. "Poco fa un parente mi ha scritto su un foglietto che lui non dimentica finchè non sarà fatta chiarezza e verità". L'arroccamento sull'egoismo è chiusura verso l'altro ed i frutti di questo sono relazioni personali e sociali inquinate e quindi mafiose, perché alla base c'è il dominare l'altro per logiche di potere. Parafrasando Don Mazzolari, ha detto che: "La vita è adesso, che la speranza è adesso, non possiamo più aspettare; ci vuole più coraggio, stiamo morendo di prudenza". L'invocazione del Papa in cattedra che parla di "inferno" per i mafiosi ma in senso lato per ogni fatto impregnato di responsabilità di sangue e non solo; ciò conferma che la Chiesa non può stare con i mafiosi e la mafiosità. Un discorso di una potenza terribile, forte, coinvolgente, celebrato a braccio senza paura, incurante nella verità delle conseguenze, perché la nostra vocazione è la testimonianza. Ognuno di noi può nel suo ambiente non limitarsi ad indignarsi, ma testimoniare con forza il primato della coscienza come inderogabile imperativo morale all'arbitrio, all'egoismo, all'accentramento, al dominio dell'altro, in una parola sola: alle mafiosità in noi.

    (di Stefano Corsi, Presidenza ACLI del Lazio, resp. Formazione)

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