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  • Non c'č mercato senza diritti


    C'è un margine di  sviluppo locale immunizzato dalla crisi globale? L'ancora dei fondi europei per le regioni. 

    Me  lo ricordo stampato nel cuore, quella lezione che ci veniva dai nostri parroci che finita la guerra, con le macerie nel cuore e fuori dalla porta, nella incarnazione dell'apoteosi del delirio umano della guerra e della dittatura, erano facilitati, forti del Magistero sociale della Chiesa, a battere per contrappasso una lezione che di confessionale non aveva nulla se non di umanità profonda insita nella natura dell'uomo: "il lavoro è per l'uomo e non viceversa"; da qui l'occasione storica di demolire per sempre le spinte autoritarie nel loro eventuale rigurgito, senza ritornare allo stato liberale ma riabbracciando le battaglie per lo Stato Liberale ferito a morte nel '22 ed archiviato del tutto nel ' 24 colla morte di Matteotti e postume nel giugno '44 colla morte di Buozzi,  nella riesumazione delle lotte di fine ottocento per una strategica alleanza attorno all'uomo e alla persona umana nello Stato democratico a sfondo sociale della storica tradizione socialista riformista e popolar sturziana, nella cornice del patto di Roma per l'unità sindacale. La morte di Buozzi fa virare il socialismo su posizioni antagoniste nel blocco frontista (il sindacalismo era il banco di prova dei futuri governi democratici figli della Costituzione); oggi quella occasione la definiamo storica per la seconda volta dopo le elezioni proporzionalistiche del 1919 (affermazione di popolari e socialisti ) di delineare una stategia politico-culturale schiettamente democratica e riformista;  nell'anticipazione del centro-sinistra, di quasi 20 anni e nel modo di stare nel blocco atlantico oltre alla rappresentanza del tessuto sociale che cambiava.  La Costituzione scritta a piu' mani come testamento di 100 mila morti nell'assioma del grande Calamandrei, rilevava una assonanza, "idealmente anomala e  quindi post-ideologica", nel condividere il concetto di Persona umana nel Naturalismo condizione per parlare di Democrazia e non di Liberalismo; nel significato storico e storiografico i due termini sono contrari, come sequela delle lotte per lo stato sociale nelle grandi conquiste dei lavoratori di fine 800 e inzio 900.

    Dall'indivualismo liberale per passare, alla sublimazione nelle mani di un dittatore per arrivare all'uomo.  L'uomo viene prima dello  lo Stato che lo riconosce come fondatore; il cuore e l'anima dell'uomo sono le fonti del diritto che formalizza in modo visibile, cio' che è invisibile ossia  i principi ed i valori marchiati a sangue nella natura dell'uomo.

    Le recenti scoperte sul genoma umano ci dicono che tutto quello che sta nella natura umana, in una primordiale endoscopia dell'anima li ritroviamo minuziosamente nella Costituzione; i padri costituenti, forti dell'orrore di vent'anni e dei traguardi culturali di centinaia  hanno anticipato tutto in una Carta che si fa Profezia; in tutto questo il cattolicesimo politico, espressione di Sturzo come impegno civile figlio del Magistero Leonino tomista, pur in distinguo  rispetto al Popolarismo, nella sinergia tra democrazia e cristianesimo, emerse in modo preponderante in una condivisione colle altre grandi famiglie politiche.  L'uomo, l'uomo, l'uomo. Fanfani nell'enunciato dell'art 1 condiviso ampiamente diede lustro a questa impostazione, che la repubblica deve essere fondata sul lavoro; solo attraverso il lavoro libero l'uomo acquista dignità e può donandoli al mondo esprimere  i talenti e la personalità di cui è dotato, incarnandoli nel lavoro, nella famiglia, nella Chiesa nell'ambito dei territori riconosciuti, scavalcando la parentesi fascista, in liberi comuni.

    UOMO-STATO-LAVORO-DIGNITA'-PERSONALITA’-EGUAGLIANZA. La Carta divenne da formale piu' reale, attraverso, un poderoso piano d'immissione di liquidità (il piano Marshall), in una rete di solidarietà atlantica,  d'espansione dell'economia e di infrastrutture che permisero di assorbire disoccupati, di creare una domanda interna, di ricompattare un sistema industriale, di abbattere la borsa nera sul mercato sommerso nel recupero fiscale di imponibile, di comprimere l'impennata dei prezzi e la conseguente svalutazione della Lira; in poche parole disinnescare tentativi eversivi, latenti rigurgiti nazionalisti in un remake di Weimar, rendendo reale la conquista della Democrazia fondata sulla Repubblica nella centralità d'una Carta poggiata sull'uomo. L'ideale d'un mondo libero coincideva strategicamente nella realpolitik coll'affrancamento economico dello stesso in una scelta di campo incontrovertibile. Solo così in coll'adesione all'ombrello militare della Nato si voleva scoraggiare ogni latente tentazione d'oltrecortina di pressare il fronte social-comunista italiano, nell'attrarre in sfera d'influenza, col perpetuarsi della formula dei governissimi d''Unità nazionale, l'emergenza in pianificazione alla sequela dell'accordo delle Percentuali prima di Yalta in cui Stalin imponeva all''occidente in testa la Gran Bretagna, la spartizione dell'Europa in due blocchi, minacciandola in virtù delle sua schiacciante forza di terra di aprire un nuovo conflitto; l'Italia ben poca cosa, per l'ennesima volta per la sua posizione diveniva determinante per gli equilibri.

    Tre furono e sono e saranno sempre i requisiti interni e di sistema per una piattaforma di sviluppo vero: 1) Adesione ad una area globalizzata; 2)  beneficio della liquidità con un piano di  Crescita su povertà, disoccupazione, inflazione, illegalità, recessione, deflazione, distruzione della rete industriale, azzeramento della produttività agricola, dipendenza energetica, agevolazioni per importare, distruzione infrastrutture e trasporti, risollevamento sistema bancario, definizione di uno Stato sociale  ecc 3) Blindatura internazionale di sicurezza, politico- militare- investigativa, psicologica, nella certezza della Democrazia, fondata sul compattamento dei ceti sociali,    su Nazionalismi interni ed  invasioni esterne; tutto nel dissinescare i motivi d'una nuova guerra civile eliminando, strategicamente,  le ragioni per una ribellione da strumentalizzare. Cio' fu possibile rendendo reali le grandi battaglie d'inzio novecento di socialisti e popolari per dare dignità all'uomo che lavora; la malattia, il diritto ad avere un medico ed assistenza, una pensione, la liberta' di autodeterminarsi in proprio, di  cogestire aziende con i datori di lavoro, creare cooperative e società di mutuo soccorso, godere della scuola, di scioperare come mezzo di pressione nella rivendicazione dei diritti di natura, godere dei frutti della terra potendoli anche vendere nell'affrancamento della proprietà o di servitù non capestro, la contrattualizzazione, la paga base, le ore lavorate giornaliere, il diritto di voto, il riconoscimento della dignità delle donne, la maternità, l'abolizione del lavoro minorile, la libertà di adunarsi in Sindacati (le rivendicazioni di ogni tempo)  ; tutto nella ferma limitazione dell'individualismo , in assenza di regole formali, sull''arbitrio del più forte sul più debole ossia di coloro che avevano in un quadro fondato su un falso Liberalismo, maggiore potere di prevalere  dominando; la Costituzione del 948 pose fine solo formalmente  alla questione sociale post-unitaria, introducendo il terreno dei diritti e della dignità dell'uomo. La Cina e molti altri paesi emergenti o pseudo tali che crescono a ritmi inarrestabili nell'onda d'un mercato senza diritti, nella latente compressione della questione sociale che può esplodere, sono ciclicamente l'Italia d'inzio secolo; la Storia si ripete sempre. La verita' e', ma a volte non lo si ammette, salvo l'innopugnabilità d'un rigurgito violento che i diritti sono in un sistema economico e sociale il vero valore aggiunto che ti isolano dalla ricattabilità dal basso e ti danno competitività vera; tutti lo sanno ma nessuno lo dice. di Non c'è mai stata storicamente limitazione ad una  crescita perdurante in virtù della' affermazione diritti.

    Nel 1952 le Acli di Milano con un'inchiesta intitolata "la classe lavoratrice si difende" ripresero la proposta d'uno Statuto inteso come legge quadro sul lavoro promosso da Giuseppe di Vittorio leader delal Cgil e del Sindacato mondiale, facendo accenno ai futuri primi articoli dello Statuto stesso sulla cittadinanza in fabbrica e la realizzazione della libertà di opinione del lavoratore; la verità che lo Statuto dei Lavoratori del 1970 fu una tra le piu' grandi conquiste di civiltà nella cittadinanza attiva che il Paese realizzava per non vanificare un lungo e lento percorso di maturazione dal 1948. Lo Statuto arrivava facendosi forte di tre grandi affermazioni come la legge del 30 giugno del 1965 sugli infortuni e malattie professionali; la legge sull'introduzione delle pensioni d'anzianità e sociale nel Luglio 1966 n.604 che regolava la materia dei licenziamenti. In verità lo Statuto nasceva monco perchè non si estendeva al pubblico impiego; quasi a concentrarsi sul lavoro di fabbrica nei numeri maggiori.  Lo Statuto del 1970 stava alla Costituzione del 1948 per questo è inimmaginabile contrattare i diritti fondamentali in esso contenuti così come quelli della Carta nel dibattito di riforma costituzionale, per i motivi di cui sopra. Oggi ci sono i presupposti nell'"ossessione" di un nuovo modello di sviluppo, di responsabilizzare i territori, circoscrivere le contrattazioni aziendali facendo in modo che tengano conto dell'area geografica o regionale secondo i parametri macro e micro economici del luogo, del suo essere competitiva all'interno e all'esterno in chiave europea, del grado di penetrazione criminale ecc; in questo senso lo Statuto va superato prendendo atto che esistono secessioni vere a sfondo di realtà opposte;  fissare con il Titolo V in modo invalicabile ciò che spetta allo Stato e cosa alle Regioni o Città metropolitane o Comuni (paradossale è il disporre da parte del potere centrale di una tassa regionale come IRAP rendendo deducibili 5 miliardi senza compensare nel metodo, l'assenza del titolo V, con un dialogo a monte con la conferenza Stato /Regioni), delineando così con  un federalismo solidale  in cui il contribuente non sia vessato tre volte;  assurgere al No profit e all'associazionismo,  compiti nuovi di sostegno delle Istituzioni locali in modo che si possano gestire servizi a costi piu' bassi a fronte d'una maggiore sensibilità umana e sociale; è chiaro che ogni sorta di assegnazione è direttamente proporzionale al grado di radicamento vero "misurabile" e di autonomia partitica o localistica; se ciò non fosse ci sarebbe un controllo della politica attiva, implicito  dei servizi pubblici a fronte di terribili collusioni; dal dare bicchieri d'acqua al costruire ponti..

     Il tema dell'art. 18 è superato perchè coinvolge poche realtà, perchè è stato già modificato limitandolo a motivi disciplinari; tenendo conto rispetto allo Statuto che la riduzione di produzione certificata da bilancio rientra nell'impossibilità di assumere o di licenziare fermo restando una concertazione vera piu' decentrata su numeri medio grandi che garantisca veri ammortizzatori sociali e non falsi scivoli verso il pensionamento; in questo è vitale la crescita che può essere garantita solo da una politica espansiva di investimenti che assorbono il debito, che permettono fisiologici livelli di flessibilità specie per chi perde il lavoro, che riducono il determinato, che innalzano la centralità della scuola, dell'università, della ricerca; che salvaguardano i redditi e la domanda interna, inducono la riduzione del peso fiscale specie sui più deboli e poveri fermo restando la ineluttabilità d'una cultura di lotta possibile e costante all'evasione fiscale per una maggiore giustizia sociale. Il tema della collaborazione tra datori di lavoro e lavoratori al di la e al di fuori delle ideologie è un cavallo di battaglia di quel Magistero sociale della Chiesa, nella certezza che ci sia bisogno di entrambi e che l'uno ha bisogno dell'altro (da qui l'esigenza di coesione sociale demandata alla concertazione); gli aspetti di squilibrio degli uni verso gli altri presenti nello Statuto vanno superati formalmente essendo già anacronistici nell'era del virtuale .  Solo tenendo alto il livello di produttività, in ogni ambito, su livelli qualitativi alti fondando tutto sui diritti possiamo presentarci con forza su tutti i mercati di aree globalizzate diverse. In questo discorso è al centro l'immigrazione nell'integrazione di nuovi cittadini che donino al Paese la ricchezza dei figli di seconda generazione ossia nuovi italiani; l'unica ancora di salvezza per invertire la denatalità e avere un futuro non schiacciato sui servizi sociali e sulle pensioni. Per fare questo bisogna capire a quale area globale aggrapparci; il realismo dell'integrazione europea si allontana a fronte di rigidità e di paura ma addirittura anche la collaborazione tra Stati è in crisi; la crescita alle ultime elezioni europee di forze xenofobe, demagoghe, antieuropee, addirittura naziste inquietano ma sono il sintomo dello scarso europeismo specie delle principiali "locomotive".  Europeismo ed atlantismo sono incompatibili e concorrenziali; le crisi mondiali dal 2008,  sono state americane per questo è fondamentale come in parte è stato fatto, compattarsi su un modello capitalistico piu' ermetico rispetto alle speculazioni finanziarie d'oltre oceano. Il caso Fiat ci dice che lo stallo del progetto europeo ci porta , dinanzi ad una deindustrializzazione feroce a volte procurata da sinistre manovre di depotenziamento mirato,  a volte fisiologica, ad espandere i mercati spezzettando la produzione in asset su piu' paesi (o di invocare fusioni v. Alitalia);  se fosse così potrebbe avere un senso ma dobbiamo riscontrare, vedi le Acciaierie di Terni l'assenza di un piano industriale e di strategia geo-politica sul versante della globalizzazione economica delle alleanze per cui l'alternativa non è fondersi ma chiudere del tutto.. La scelta americana potrebbe essere giustificata per il fallimento dell'Europa, per antichi rapporti e dipendenze economico-strategiche, ben consci che quel Capitalismo poggia su basi fragili e distorte di un liberalismo anarchico senza paracaduti, e il saltuario salvataggio stile New Deal di finanza pubblica e liquidità massiccia non eliminano le storture strutturali che si ripeteranno, in una una fase più calma; in questo senso la politica dei vasi comunicanti con gli Usa ha lati di rischio e contaminazione forti (v.titolo pubblico in mani di paesi con crescita forte ma senza diritti e democrazia).   I mercati dove andare ci sono, il prodotto italiano  è qualitativamente invidiato nel mondo;  serve coraggio politico nel capire che  senza una area di riferimento in cui stare non si va da nessuna parte; dal traino esterno come ai tempi del Piano Marshall (con ciò che ne consegue) viene il traino interno specie delle piccole-medie imprese incamminate verso un ineluttabile declino ; l'impasse europeo diventa sempre piu' angosciante.  Stiamo passando dalla sfiducia nel vortice della rassegnazione psicologica; il tempo è poco. Piu' politica integrata dell'europa,  piu' investimenti,  piu' disavanzo controllato,  piu' liquidità, piu' coraggio nell' accollamento dei debiti nazionali, piu' industrializzazione d'area, nella percezione che siamo pieghe d'uno stesso tessuto; partire dalla crescita d'un mercato di 500 milioni di potenziali consumatori di cui, le sfere globalizzate concorrenti, hanno forte  timore. Ogni riforma interna senza una politica sovranazionale ed una scelta geo-politica ed economica chiara, non può che gestire il presente, perchè per seminare i presupposti del futuro serve la solidarietà d'una sfera globalizzata antirecessione e deflazione. Snellire le forme contrattuali, spingere sul determinato rispetto a precariato puro è un passo avanti nella direzione d'un pragmatismo attuale di un mondo delle imprese che ha difficoltà senza crescita, con un Sistema interno arretrato e fiscalmente opprimente a fare contratti indeterminati; in questo senso il rinnovo di cinque volte è possibile, nelle condizioni attuali, si risolva in licenziamenti per evitare di stabilizzare indulgendo in nuovi determinati. Senza crescita non se ne esce in un a perenne sindrome di emergenza. Il punto è capire quanto in attesa di una tendenza europea, d'un espansionismo di Sistema,  possa bastare, in assenza di riforme strutturali e di una organicità di metodo per es. con le Regioni e gli Enti locali e le parti sociali, a rilanciare il mercato interno misure concettualmente mirate a liberare denaro (regime forfettario per 900mila imprese, deducibilità regionale dell'Irap, congelamento pagamento oneri previdenziale neo assunti indeterminato, ammortizzatori per tutti i contratti, stabilizzazione precari della scuola ecc); il rischio che puo' essere percepito dai mercati e di un riflesso, nel breve-medio di inasprimento delle imposte locali o di minori servizi (v.sanità) nel contenimento degli effetti espansivi previsti in deflazione.

    LAVORO E SVILUPPO: UN NUOVO PATTO PER RILANCIARE LA CRESCITA ECONOMICA NEL LAZIO

    I fondi europei a favore del Lazio sono esattamente in stile (piano Marshall) quello che dicevamo sopra per iniettare a partire da febb 2014 8miliardi per ripianare debiti verso imprese ed enti locali. Il primo intervento è la riattivazione dei 235 milioni di euro non spesi del fondo di sviluppo regionale 2007-13 per favorire nuove aziende ed accesso al credito; a questo si aggiungono 160 milioni per l'agricoltura e 57 milioni per il fondo sociale europeo per un totale di 452 milioni di euro.. All'inizio del 2013 la disoccupazione nel Lazio era raddoppiata al 12% rispetto al 6,4% del 2007; il fondi europei sono però il mezzo per uscirne perchè tenuto conto di un tessuto culturale, storico ed ambientale tra i piu' forti, per un Pil di 169 miliardi di euro le potenzialità di crescita ci sono. Le 600 mila imprese sono in crisi per questo il denaro dei fondi, su progetti mirati e non assistenziali vuole appoggiandosi su un sistema burocratico piu' snello e trasparente (centro unico degli acquisti) investire sulla legalità, relegando alla Regione il compito di generare sviluppo ma senza come avveniva in passato, fuori dai suoi compiti istituzionali, gestire direttamente attività o beni. Il futuro deve poggiare sull'innovazione e sulla formazione professionale continua forte dei suoi 218 laboratori, dei suoi 48 enti di ricerca, dei 6 parchi scientifici e dei 3 distretti tecnologici. Il nuovo modello dovrà ispirarsi ad una responsabilizzazione delle banche che dovranno accollarsi, in assenza e devoluzione dello Stato, parte del credito; la recessione e l'inasprimento delle condizioni di prestito possono essere affrontate con bandi e progetti mirati che partendo dalla Bce e Banca d'Italia, mettano le banche in condizione di appianare le perdite, immunizzarsi rispetto ai mercati globali fatti di prodotti tossici e storture e poi passare colla regione a rapportarsi colle imprese permettendo che ci sia liquidità nel sistema; un grande patto per lo sviluppo..

    Il lazio va reindustrializzato puntando sul farmaceutico, sull'aerospaziale, l'agroalimentare; le risorse europee del piano 2014-2020 saranno di 913 milioni di euro totali; rimodulare tali risorse in modo mirato sul manifatturiero vorrebbe dire tentare di avvicinarci a quel 20% potenziale per il Lazio ad oggi fermo al 9%.       

    A Rieti sono aperte le vertenze  Ritel, Salsonica, Alcatel, Interprise, Schneider ; il Viterbese risente della crisi industriale di Civita Castellana, che è uno dei motori economici di questa provincia, oltre all’edilizia e al comparto agricolo, ha subìto una forte battuta d’arresto. Parametri negativi che hanno avuto ripercussioni su tutti gli indici del territorio. Civita registra oltre il 40% della disoccupazione giovanile, la vendita dei sanitari è in calo e la cassa integrazione sta per esaurirsi, visto che, per quest’anno sono solo undici i mesi coperti e soltanto cinque quelli previsti per il 2015. Su un totale di 1595 dipendenti del settore della ceramica, 378 usufruiscono della cig ordinaria, 37 di quella straordinaria, 65 della cigs in deroga, 231 della mobilità in deroga e 338 hanno contratti di solidarietà.

    Un fatto sconvolgente

    Nessuno dice che, crollando il Pil di Civita Castellana, crolla inevitabilmente anche quello del Viterbese, costituendone circa il 50 per cento”. Dal peso delle tasse per le piccole medie alla burocrazia che paralizza le aziende, Federlazio non risparmia le critiche e pretende un segnale di rottura e ripartenza.

    A Frosinone emergono dati relativi agli sprechi nella spesa pubblica: 160 indagini in corso per frodi e distrazione di fondi pubblici nei confronti di enti pubblici, amministrazioni locali e societa’ partecipate; 15 mila persone denunciate per aver percepito indebitamente agevolazioni o indennita’, 5,1 miliardi di danni accertati alle casse dello Stato; 1,6 miliardi di finanziamenti comunitari e nazionali illecitamente percepiti. Novanta aziende si stanno trasformando da industriali in commerciali.

    Nell’elenco delle grandi opere destinate a far ripartire l’economia a Roma, collo Sblocca Italia,   e rendere più competitivo il Paese, ci sono infatti due infrastrutture strategiche per la città: la Metro C, con la tratta Colosseo-piazza Venezia che non era stato ancora finanziata e per cui il Campidoglio riceverà subito 160 milioni di euro; il ponte dei congressi, che connetterà l’Eur, la via del Mare e la via Ostiense con l’autostrada Roma-Fiumicino.

    La situazione di Latina è drammatica visto che i disoccupati in provincia  erano del 16% nel 2013, contro il 12,3% del Lazio e il 12,2% nazionale”.

    I SETTORI PIU’ COLPITI

    Fra i settori maggiormente colpiti vi è l’industria; non viene risparmiata l’edilizia che passa dalle 85.921 ore del 2008 alle 810.014 ore del 2013, dunque dieci volte di più, ma anche l’artigianato che tradizionalmente reggeva agli urti della crisi, passa dalle zero ore del 2008 alle 180.959 del 2013. In totale si passa dai 632 lavoratori complessivamente salvaguardati dalla cig nel 2008, ai 4.047 del 2013”.  

     

    A cura di Umberto Soldatelli (Presidente ACLI Reg.li del Lazio)

                                                                                                     

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